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Lettera al Direttore - 28/05/2015

28 mag 2015
Lettera al Direttore - 28/05/2015

LETTERA AL DIRETTORE
Ha forse ragione Carlo Romeo nel tirare le orecchie a coloro che sui social network criticavano la scelta di fare una seduta segreta in Consiglio per la discussione sul sistema bancario, gli aiuti di Stato concessi, lo stato della liquidità e la questione della dimissione dei vertici della Banca Centrale della Repubblica di San Marino. Diceva Romeo “senza preoccuparsi degli effetti sul sistema Paese”. Per questo motivo vogliamo approfittare delle sue parole per commentare gli atteggiamenti poco istituzionali di due Segretari di Stato, Capicchioni e Valentini, che a pochi giorni di distanza da tale riferimento rigorosamente in seduta segreta "per motivi di sicurezza dello Stato", in pompa magna si presentano nella sala stampa di Banca Centrale a sciorinare quegli stessi dati che dovevano rimanere segreti. Siamo certi che se i due Segretari di Stati avessero avuto il tempo di leggere le parole di Romeo, si sarebbero certamente posti dei serissimi dubbi in merito all'opportunità di sedere in quel contesto a rendere pubblica un'intera discussione segreta, con tutto ciò che in termini di sicurezza comporta. Resta da capire se mai quei dati fossero stati resi pubblici da qualche "bastian contrario" piuttosto che da due stimatissimi e intoccabili Segretari di Stato, cosa sarebbe accaduto. Si sarebbe certamente gridato al tradimento, allo scandalo, all'irresponsabilità! Ma siccome si tratta di due Segretari di Stato probabilmente va bene così, perché spesso le condanne e le diffamazioni vengono decise sulla base del potere gestito da chi le commette. Continua ad aver assolutamente ragione l'editorialista della tv di Stato nel momento in cui muove strali su coloro che sono controcorrente. Proprio per questo ci attendiamo che si esprima in merito alla recente nomina, all'interno della Consulta per l'Informazione in materia di editoria e di professione degli operatori dell'informazione (dove la tv di Stato è presente in modo predominante), della signora Barbara Tabarrini della GDG Editore. Tale consulta dell'informazione, “organo di tutela e vigilanza – codice deontologico”, riveste un importante ruolo nel sistema dell'informazione sammarinese e siamo certi che Romeo non sarà insensibile alla necessità di preservarne l'autorevolezza, che forse viene lievemente intaccata se a farne parte è una persona rinviata a giudizio con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e riciclaggio transnazionale, per il filone riguardante l'indagine Re Nero, che ha portato alla sbarra tutti i vertici della Asset Banca (fonte Corriere di Romagna), pochi giorni dopo la nomina all'interno della Consulta. La democrazia vigente all'interno di quell'organismo che va a comporre e a regolare -assieme ad altri- tutto il mondo dell'editoria e dell'informazione, farebbe auspicare una forte presa di coscienza da parte di tutti gli altri componenti, valutando se sia opportuno confermare tale figura, nell'attesa della chiarezza che un tribunale dovrà dare.?Le recenti parole rilasciate alla tv di Stato da parte della stessa Tabarrini in cui afferma: “Abbiamo sempre agito nel rispetto delle leggi sammarinesi. Finalmente potremo spiegare le nostre ragioni” non ci lasciano dubbi, anche se di fatto rilanciano la nuova moda secondo la quale un rinvio a giudizio pare essere divenuto motivo di vanto.?Sorvoliamo poi, ovviamente, sulle affermazioni fatte dai vertici della Banca Centrale alle telecamere secondo cui si erano autosospesi in vista dei rinvii a giudizio del tribunale, come se avessero ragioni per temere di venirne colpiti, e che non essendo stati rinviati a giudizio hanno ben pensato di auto-rinominarsi, come se in tribunale non pendessero altri filoni d'indagine che presto condurranno, probabilmente, ad altri rinvii a giudizio: attendiamoci ulteriori "autosospensioni cautelative"... e siamo certi che anche questo non sia proprio un ottimo biglietto da visita in termini di autorevolezza con la vicina Italia, con cui -ricordiamo- ancora non è stato firmato alcun memorandum d'intesa tra banche centrali. Che anche questi elementi poco chiari incidano sul giudizio italiano? Di fronte a questi disastri diplomatici sinceramente non capiamo bene se sia meglio essere bastian contrari (e ci piacerebbe comprendere a chi Romeo si rivolgesse) oppure essere accondiscendenti, perché un'altra frase nota di Totò, oltre a quella che lui stesso cita in chiusura del suo editoriale, dice: “siamo uomini o caporali?”

Movimento Rete


RISPONDE IL DG
Cara Rete,
Rispondo alla vostra cortese chiamata in causa per quell'editoriale che, indipendentemente dalla firma o non firma, come tutti gli editoriali rappresenta in pieno e formalmente la linea e il pensiero della direzione. Dunque rispondo. Certamente, visto che le regole sono regole, se una seduta è segreta è segreta per tutti. Io quel che è successo in realtà l'ho letto sui giornali - cui qualcuno comunque lo avrà riferito - e francamente quando si trattano argomenti come i risparmi in banca della gente, attenzione e prudenza non sono mai troppi, a meno che non si appartenga al fronte del tanto-peggio-tanto-meglio, fronte che non ha mai brillato peraltro per intelligenza e per buona fortuna sia per se che per gli altri. Quindi poco da dire. Le regole si rispettano. I noaprioristi cui ci riferivamo sono quelli che appena viene fuori una idea, una proposta, un ragionamento, senza neppure avere una minima idea di cosa si stia parlando partono regolarmente, inesorabilmente, pregiudizialmente in quarta con uno spiegone sul fatto che, pur vivendo nel peggiore dei mondi possibili, quella idea peggiora sicuramente e ulteriormente le cose, magari decidendo il tutto solo in base a chi propone e non a cosa si propone e condendo il tutto magari talvolta (perchè non dirlo?) con un pizzico di invidia, erba che almeno in Italia è diffusissima nei piccoli centri ma che comincio a avere il sospetto si possa ritrovare in quantità più o meno minime anche in certe zone della Repubblica. E proprio perchè le regole si rispettano ho in realtà poco da aggiungere anche sull'altra vicenda legata alla consulta. C'è una legge, ci sono delle elezioni che risultano essere state democratiche, c'è chi ha preso più voti che quindi vince, chi ne ha presi di meno e pertanto perde. Poi si può dire quel che si vuole ma resta il fatto che il gioco democratico è questo e non è altro. Se no, si fa come i bambini che quando vincono va tutto bene mentre quando perdono non giocano più e il gioco è sbagliato. Se insomma non ci si fida, non ci si siede al tavolo da gioco. Non è inoltre ragionevole confondere il ruolo del giornalista o del politico con quello dell'inquisitore quindi - almeno per quel che riguarda me - finchè un processo non si conclude, aspetto a tirare conclusioni sommarie, cosa che capita invece piuttosto frequentemente. Recentemente e per qualche tempo - è il caso forse di ricordarlo per inciso e per esempio - la Rtv e il sottoscritto si sono trovati nell'occhio del ciclone per un dossier palesemente falso e falsante che ha rischiato di mettere in essere l'esistenza stessa dell'azienda e dei suoi posti di lavoro. Sarebbe bastato - ed è bastato a chi di dovere - andarsi a leggere le carte prima di parlare. Insomma, tornando a noi, il populismo dei processi sommari, dei colpevoli appunto "a prescindere", non fa parte - mi dispiace - della mia cultura e anzi mi aspetterei che chi crede in certi valori li difenda, ovunque e con chiunque ne resti vittima. Ci possono essere tragedie umane dietro ogni parola, sia che sia scritta su un giornale, su un atto parlamentare, su un atto giudiziario, per quanto queste parole possano essere talvolta necessarie, dovute, legittime. Le parole sono pietre e come le pietre servono per costruire o per distruggere. La differenza fra gli uomini e i caporali è che gli uomini questo lo sanno bene e rispettano le parole - non le chiacchiere - e le persone proprio perchè gli uomini sanno valutare, ragionare, decidere - fatti alla mano - con la testa e non con la pancia, senza personalizzare i casi in questione, senza pregiudizi a priori e senza subire il losco fascino della ghigliottina altrui - ricordate le orribili tricoteuses? - mentre i caporali, quanto meno quelli di Totò, no. Con amicizia.

Carlo Romeo
dg@sanmarinortv.sm