Il 23 maggio del 1992 la mafia uccideva il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Una ferita aperta che continua a nutrire la memoria collettiva e la lotta alla criminalità organizzata.
Dal 2000 a oggi le mafie mondiali hanno ucciso 95mila persone all'anno, pari al numero delle vittime annuali delle guerre. Un dato allarmante afferma Giovanni Gallo, capo della sezione dell'Ufficio delle Nazioni unite contro il crimine, che proprio a Palermo ha presentato il primo rapporto globale sulle organizzazioni criminali mondiali, in occasione dell'anniversario di Capaci.
“Numeri – aggiunge - che non confermano il mito secondo cui le organizzazioni criminali avrebbero cambiato modus operandi ricorrendo meno alla violenza". "Fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani - scrive il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata Nazionale della Legalità, indicando l'eredità di Falcone e Borsellino come patrimonio etico della democrazia. "Dalla memoria si costruisce un futuro libero dalla paura" sottolinea anche la premier Giorgia Meloni.
Anche San Marino ricorda la memoria di Falcone: “Questa ricorrenza – afferma il Segretario di Stato alla Giustizia Stefano Canti - rappresenta un momento di memoria e riflessione, volto a riaffermare con forza il valore della legalità come fondamento della convivenza civile e strumento essenziale per garantire equità, sicurezza e sviluppo”.
Nel 2022, in occasione del 30° anniversario della Strage, a San Marino venne esposta la teca contenente la Quarto Savona Quindici, l'auto di scorta di Giovanni Falcone.