Aereo Sinai: prende corpo l'ipotesi di una bomba nella stiva

Ieri – in tutta la Federazione Russa – è stato il giorno del cordoglio. Una giornata di lutto nazionale per piangere le 224 vittime – tra loro diversi bambini – della sciagura dell'A-321 della Kogalymavia Airlines. Ora si indaga a fondo sui motivi, di quanto accaduto. Le squadre di ricerca hanno terminato di setacciare l'area di oltre 20 kmq, nel Sinai, in cui si trovano i frammenti dell'aereo e i resti delle vittime. Mosca intende procedere con prudenza. Il portavoce del Presidente Putin – Dmitri Peskov – si è limitato a dichiarare che “in questo momento non si può escludere nessuna ipotesi. Gli investigatori – ha aggiunto - iniziano solo ora il loro lavoro”. Ma l'ipotesi dell'attentato si fa sempre più concreta. Due fatti – al momento, dopo una prima analisi della scatola nera – appaiono certi. Il velivolo si è spezzato in volo e il pilota non ha lanciato nessuna richiesta di soccorso. Tanto basta, alla compagnia aerea – interessata tuttavia ad evitare pesanti risarcimenti -, per escludere le ipotesi dell'avaria, del cedimento strutturale e dell'errore umano. Continua ad essere considerato falso – intanto – il video allegato alla rivendicazione dell'ISIS, così come la possibilità che i terroristi dello Stato Islamico abbiano a disposizione sistemi missilistici in grado di abbattere un aereo di linea in volo ad alta quota. Secondo alcuni analisti potrebbe essersi verificata un'esplosione a bordo. Una bomba nella stiva, insomma, introdotta a seguito di una falla al sistema di sicurezza dell'aeroporto di Sharm-el-Sheikh.

GM

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