È scontro aperto sul futuro del sistema aeroportuale emiliano-romagnolo. L’azzeramento della council tax per gli scali di Rimini, Forlì e Parma, previsto dal 2026, ha innescato una dura reazione da parte dei vertici dell’Aeroporto Marconi di Bologna, che parlano di “distorsione del mercato” e di una competizione falsata.
La misura, inserita come emendamento nella legge di bilancio regionale, punta a sostenere gli scali più piccoli rendendoli più attrattivi per le compagnie aeree e favorendo l’apertura di nuove rotte. Ma per il “Marconi”, primo aeroporto della regione con oltre dieci milioni di passeggeri l’anno, la decisione rischia di penalizzare proprio lo scalo bolognese, che continuerà a far pagare ai viaggiatori la tassa comunale mentre i concorrenti romagnoli ne saranno esentati.
"Una scelta che altera le regole della concorrenza", è il messaggio che arriva da Bologna, dove si teme un progressivo spostamento di traffico verso gli aeroporti agevolati fiscalmente. Preoccupazioni condivise anche da diverse associazioni di categoria del territorio, che vedono nella norma un pericoloso squilibrio per l’intero sistema regionale. Dall’altra parte, la Regione difende la scelta come strumento necessario per rafforzare scali che faticano a competere con hub più strutturati, sostenendo che l’obiettivo sia una crescita equilibrata dell’offerta aeroportuale e turistica.