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“Calciopoli e dintorni”: Luciano Moggi racconta la sua verità

4 ago 2007
Un momento della serata
Un momento della serata
Si è difeso Luciano Moggi attaccando, sempre e comunque, ignorando fischi e urla di dissenso, che pure ci sono stati, seppur sommersi da tantissimi applausi. Questa volta Big Luciano non aveva a che fare con giudici o giornalisti: l’interlocutore era il pubblico, in maggioranza innamorati della Juve dei record, con qualche rumorosa eccezione di interisti e milanisti.
Perfettamente a suo agio - in quella sorta di tonnara che ieri era Piazza della Libertà – Moggi ha risposto alla raffica di domande del pubblico. “La cupola del calcio? Mi sembra che tutto sia rimasto uguale: Carraro comandava prima e comanda ora. Le accuse nei miei confronti? Tutto falso, sono stato vittima di una gigantesca opera di spionaggio industriale, i 5 anni di squalifica mi devono essere tolti”. Nell’impossibile ruolo di moderatore della serata Italo Cucci. Tanto per intenderci Moggi, appena arrivato, aveva chiesto la parola per, testuali parole, “un saluto al pubblico”. Ne è seguito un monologo di 32 minuti.
Tra i presenti, invitato dal sindaco di Montefiore Conca Filippo Berselli, anche un tifoso bianconero d’eccezione: Idris.
Era la prima volta che Moggi accettava di partecipare ad un pubblico dibattito. Ha parlato a 360 gradi della sua vicenda: dalle intercettazioni ai giochi di potere nel calcio, al suo rapporto con Silvio Berlusconi. “Il cavaliere le aveva proposto una candidatura politica?” è stato chiesto… “No – ha risposto Moggi – sportiva, e questo forse è stato l’inizio del casino”. Solo una volta si è avvalso della facoltà di non rispondere. La domanda, di Italo Cucci, era questa: “la catastrofe Juve è nata in famiglia? Fare cadere la dirigenza era un modo per colpire Umberto Agnelli?”
Per il resto risposte immediate, taglienti, a volte gridate. Al termine dell’incontro si è poi concesso per pochissimi secondi ai microfoni dei giornalisti.