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Caso Bulgaro, Rete critica la linea del governo: "Responsabilità politiche gravi"

Zonzini rilancia interrogativi sui cosiddetti “fighters”, citati nelle carte dell’inchiesta: "Se si parla al plurale, occorre capire a chi si riferisse realmente quel passaggio"

di Maria Letizia Camparsi
26 mag 2026

Resta il caso bulgaro il centro dello scontro politico sul Titano. Dopo la conferenza stampa del Congresso di Stato, Rete va all’attacco e collega direttamente il rallentamento dell’accordo di associazione con l’Unione Europea alla vicenda Starcom-Banca di San Marino. Nel mirino il veto della Bulgaria e la presa di posizione dell’ex ministro bulgaro.

Per Emanuele Santi si tratta di un elemento che rafforza i sospetti già espressi dal movimento in passato. Il gruppo bulgaro – sostiene – ha dimostrato una capacità di influenza sulla politica estera del proprio Paese, mentre dall’altra parte – dice - emerge il fallimento della politica estera sammarinese. Rete chiede piena chiarezza sul percorso dell’Accordo con Bruxelles e parla di “responsabilità politiche gravissime” per chi avrebbe spinto sulla vendita di Banca di San Marino.

L’attacco si sposta poi sulla futura commissione d’inchiesta sul tema. Giovanni Zonzini critica la scelta della maggioranza di avviarla solo da settembre e senza composizione paritetica, parlando del rischio di “insabbiamento” e parzialità. E rilancia interrogativi sui cosiddetti “fighters”, citati nelle carte dell’inchiesta: se si parla al plurale - osserva - occorre capire a chi si riferisse realmente quel passaggio. 

"Noi siamo molto preoccupati per quello che sta succedendo - continua Zonzini - e per il fatto che a causa dell'affare bulgaro si sta di fatto impedendo o comunque rallentando l'accordo di associazione con l'Unione Europea. Questo per noi è un danno gravissimo al Paese e ci sembra che il governo sia del tutto inadeguato ad affrontarlo. Le azioni anche diplomatiche che finora ha condotto sono risultate del tutto inefficaci quindi noi esigiamo da parte del governo un'azione più incisiva a tutela dei diritti e della dignità di questo Paese".

Durissimo anche Matteo Zeppa, che parla di un governo “sotto scacco” di un imprenditore privato bulgaro e critica quanto emerso nella conferenza stampa del Congresso di Stato, contestando la linea definita del “non parliamone più”. Nel mirino anche l’atteggiamento tenuto in Consiglio dalla maggioranza e la gestione politica complessiva della vicenda.

Nel video l'intervista a Giovanni Zonzini, Segretario di Rete





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