Logo San Marino RTV

Come sta cambiando la società sammarinese? Parte 4: La famiglia

I dati raccolti dall'Upeceds negli ultimi 20 anni mostrano nuclei familiari più numerosi e più piccoli, matrimoni che diminuiscono, separazioni e divorzi altalenanti (con un calo negli ultimi anni), sempre meno bambini e mamme sempre più adulte

di Davide Giardi
10 nov 2025

Nuclei familiari più numerosi e più piccoli, matrimoni che diminuiscono, separazioni e divorzi altalenanti, sempre meno bambini. È questa, in estremi sintesi, la fotografia che emerge dall'analisi dei dati raccolti dall'Upeceds in merito alle famiglie sammarinesi negli ultimi 20 anni. 

Il primo dato interessante riguarda i nuclei familiari. Nel 2002 erano 11.890, nel 2009 13.599, nel 2014 13.939, nel 2023 hanno raggiunto 14.840 per superare le 15.000 unità nel 2024. In poco più di vent’anni significa oltre il 27% di aumento. Un fenomeno che in parte spiega anche le tensioni crescenti nel settore immobiliare del Titano: la domanda di alloggi aumenta costantemente a fronte di una offerta stagnante. La crescita numerica dei nuclei è inversamente proporzionale alla loro dimensione: cioè più focolari accesi ma con meno persone attorno.


I dati mostrano infatti che la dimensione della famiglia sammarinese media è passata da 2,41 componenti nel 2002 a 2,32 nel 2009, si è attestata attorno a 2,31–2,35 nel decennio successivo per poi scendere a 2,27 nel 2023 e 2,25 al giugno 2025. Un valore in linea con quello italiano, dove la dimensione media al 2024 è stata di 2,21 persone a famiglia.


Nel dettaglio le famiglie con una sola persona crescono da 3.482 del 2002 a 4.520 nel 2011, scendono leggermente negli anni successivi (quelli della crisi legata alla black list), per poi risalire. Nel 2023 superano quota 5.000, a giugno 2025 sono 5.258: +51% in 23 anni. Anche i nuclei di due componenti aumentano con costanza: +32,6% nello stesso periodo. Erano 3.214 nel 2002, 3.800 nel 2009, 3.913 nel 2011, 4.194 nel 2023, 4.268 nel giugno 2025. Le famiglie da tre e quattro persone restano sostanzialmente stabili, con una lieve crescita. Quelle da tre componenti sono passate da 2.619 a 2.886 unità, quelle con quattro componenti da 1.994 a 2.178. I nuclei da cinque o più membri rimangono marginali e stazionari: 553 nel 2002, 545 nel 2009, 567 nel 2012, 554 nel 2018, 526 nel 2023, 531 nel giugno 2025.

Interessante anche l'analisi di come parallelamente sono cambiati i capifamiglia. A livello di età, le classi tra i 51 e i 60 anni sono oggi la fascia più numerosa (996 nel 2023) seguiti dalla fascia 41-50 (798) e da quella dagli 80 anni in su (744). Fino al 2018 la fascia più numerosa era quella 41-50 anni. È l’effetto del progressivo invecchiamento della popolazione residente di cui abbiamo già parlato in precedenza. Si restringono le età più giovani, con la fascia 31–40 anni che arretra quasi senza interruzioni e i 21–30 che restano su livelli bassi e faticano a riprendersi anche negli anni più recenti. 



La lettura di genere conferma un’asimmetria prevedibile ma non per questo meno eloquente. Nelle età attive la prevalenza è maschile: tra 31 e 70 anni le colonne azzurre dominano, segnalando che il capofamiglia resta più spesso un uomo. Ma la piramide si “femminilizza” salendo: il lato rosa si allarga tra i 71 e 80 anni e soprattutto dagli 80 anni in su, dove pesano vedovanza e maggiore longevità femminile. Non è un dettaglio: racconta chi, nei fatti, conduce un nucleo, spesso in solitaria, nelle età più avanzate, con implicazioni concrete su redditi, assistenza e reti di sostegno.


I dati dell'Upeceds danno conto anche dello stato civile dei capifamiglia. Stazionari i vedovi di entrambi i sessi, sia in valore assoluto che in percentuale sul totale. La categoria dei coniugati – ancora nettamente maggioritaria – mostra un calo costante. I capifamiglia uomini sposati passano da oltre 8.000 nel 2009 a poco più di 7.400 nel 2023, segnando una diminuzione di circa l’8%. Anche tra le donne coniugate si registra un lieve arretramento, da circa 860 a 830 unità. La tendenza è chiara: la figura tradizionale del capofamiglia coniugato, un tempo dominante, sta progressivamente perdendo peso.