In una ventina di giorni sono state raccolte oltre 1200 firme e oltre 700 risposte a un questionario proposto dal Comitato “Scuole Vive nei Castelli”, che ribadisce il suo no all'ipotesi di chiusure dei plessi scolastici e propone un modello educativo basato su prossimità, qualità e coesione sociale. Nasce come realtà apolitica e suggerisce soluzioni concrete: gestione innovativa pluriclasse, reti scolastiche interconnesse, curricoli legati al territorio e sostegni residenziali per le famiglie nei Castelli più piccoli. Citati vari studi che confermano i benefici delle piccole scuole ben organizzate: attenzione individuale, classi contenute e forte senso di comunità. "Dai questionari è emerso che la cittadinanza si oppone alla chiusura dei plessi e si aspettano il mantenimento di una formazione di qualità, oltre a un legame con il territorio", commenta Linda Covato, del Comitato.
Il Comitato si dice preoccupato per un approccio puramente numerico alla natalità, che rischia di colpire realtà come Montegiardino, dove fra due anni si prevede l’ingresso di 19 bambini in prima elementare. «Una scuola che chiude non è solo una classe in meno, ma una comunità che si spegne», sottolinea. E invita a coltivare il dibattito, che – promette – continuerà con istituzioni e cittadini. La diminuzione delle iscrizioni a scuola – sostiene – è solo la punta dell'iceberg del problema denatalità. "Le proposte vanno da interventi stralcio sul prg per nuove case sul territorio - spiega Giacomo Rinaldi, capitano di Castello di Montegiardino - e con l'attenzione alla condizione delle madri. Aprire le residenze atipiche a giovani coppie potrebbe essere fruttuoso in termini di natalità".
Nel video le interviste a Linda Covato (Comitato Scuole Vive nei Castelli) e Giacomo Rinaldi (capitano di Castello di Montegiardino)