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Commosso e partecipato l'addio a Vincenzo Bellavista

23 mag 2007
Vincenzo Bellavista
Vincenzo Bellavista
La ritrosia di Vincenzo Bellavista nel ricevere complimenti era proverbiale, ma oggi anche un uomo forte e pragmatico come lui si sarebbe commosso nel vedere tanto affetto. La piccola Chiesa di Santa Lucia di Savignano non poteva contenere le oltre mille persone accorse per dare l’ultimo saluto al presidentissimo. In centinaia hanno assistito alla funzione funebre all’esterno, dov’erano stati posizionati alcuni altoparlanti. Dentro la Chiesa, per espressa volontà della famiglia, nessuna telecamera o macchina fotografica, ma tanto cordoglio, sincero. C’era tutta la Romagna sportiva; i giocatori della Rimini calcio – il grande amore di Bellavista – in prima fila, con i bimbi e i ragazzi delle giovanili proprio dietro l’altare. E poi tantissimi rappresentanti delle istituzioni locali: dal sindaco di Rimini, Ravaioli, a quello di Longiano, Pascucci, dall’assessore provinciale Gnassi al presidente della Provincia Bulli. C’erano proprio tutti; anche grandi esponenti della cultura come Tonino Guerra o supertifosi del Rimini come il Giudice Gengarelli. Durante il Vangelo è stata letta la parabola dei talenti; “e di talenti Vincenzo ne aveva moltissimi e li ha fatti fruttare facendo il bene di tante famiglie e tanti lavoratori” – ha detto commosso, nell’omelia, Don Mancini: il prete della parrocchia dove nacque Bellavista. Infine il momento più toccante, quello delle testimonianze di chi Vincenzo Bellavista lo conosceva davvero. “L’unico rammarico – ha detto il nipote Stefano, vicesindaco di Savignano – è non averti potuto dire per altre mille volte quanto ti volevamo bene“. Poi doveva essere la volta di Adrian Ricchiuti, che Bellavista amava come un figlio, ma era troppo il dolore, non è riuscito a parlare. Al suo posto è intervenuto Renzo Tasso. Ha ricordato 2 momenti in particolare: la gioia del patron in occasione della promozione in B e la reazione dopo la recente sconfitta con il Bari: “Non preoccupatevi – disse – perché io vado in serie A”. Nella piccola Chiesa di Santa Lucia erano in tanti a piangere. “Come potremo continuare a lavorare senza di te? – si è chiesto Glauco D’Altri dirigente della Cocif – Siamo orgogliosi del tuo ricordo”. Il figlio Gianni, ha quindi ringraziato da parte della famiglia i tantissimi intervenuti.