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Condannati gli aggressori del minorenne pestato al Rose'n'Bowl

4 giu 2008
Toghe in Tribunale
Toghe in Tribunale
Condannati gli aggressori di un giovane, minorenne all’epoca dei fatti, che lo presero di mira nei pressi del Rose‘n’Bowl. Emersa anche una terza persona, che però non è mai stata individuata dagli inquirenti.
Un anno e sei mesi di prigionia a testa per Pasquale Sereno e Salvatore Bianchini, originari di Crotone ma residenti a Fratte di Sassofeltrio, condannati in contumacia per le lesioni volontarie causate ad un giovane di San Marino, oggi appena maggiorenne, aggredito nei pressi del Rose‘nBowl di Serravalle la sera del 4 novembre 2006. Una storia di gelosie tra minorenni, che erano stati entrambi fidanzati con la stessa ragazzina in due periodi diversi, si è tramutata in una aggressione premeditata. Sereno e Bianchini, rispettivamente padre e zio del minorenne di Fratte, erano infatti riusciti a contattare il giovane residente a San Marino, e si erano presentati al Rose‘nBowl dicendo che volevano solo parlargli. Uscito dal locale, il ragazzino è stato invece brutalmente aggredito. E stamane in aula è emerso chiaramente che gli adulti coinvolti erano tre, e non solo i due poi rinviati a giudizio. Ma il terzo non è mai stato identificato. In auto erano poi stati ritrovati anche due bastoni, non usati per il pestaggio, e il portafogli del Bianchini. Il giovane residente, che si è costituito parte civile, oggi difeso dall’avvocato Mirko Dolcini, ha detto in aula di aver temuto per la sua vita: ripetutamente picchiato in volto, ha riportato anche un danno biologico permanente. Il procuratore del fisco aveva chiesto un anno e tre mesi, ma il giudice Ceccarini è stato ancor più severo: un anno e sei mesi a testa, una provvisionale per il risarcimento del danno di 25.000 euro, col resto da quantificare in sede civile.
Condannato a sette mesi, sempre stamani, anche Alessandro Mancini, della provincia di Frosinone, autista di pullman, che nell’aprile 2006 aveva dato in escandescenze quando i turisti che trasportava si erano rifiutati di salire sul mezzo perché temevano che fosse ubriaco. Chiamati i gendarmi, Mancini aveva inveito anche contro di loro, tanto da alzare le mani. Tutta la scena era stata ripresa dalle telecamere di Rtv, così i fatti sono apparsi inequivocabili e l’uomo è stato condannato per offese e violenza a pubblico ufficiale.