Non essere costrette a tornare al lavoro quando il proprio bambino ha appena tre mesi. È la richiesta al centro dell’appello firmato da 55 mamme di bambini nati o in arrivo nel 2026 a San Marino, dopo lo slittamento dell'approvazione del progetto di legge dedicato al sostegno della famiglia e all’incremento delle nascite.
Le firmatarie raccontano di avere accolto la proposta all’inizio della gravidanza, confidando in un cambiamento concreto. Il provvedimento avrebbe infatti esteso il congedo di maternità, riconoscendo per altri tre mesi, dopo i 150 giorni attuali, un’indennità pari all’80% dello stipendio.
Oggi la normativa garantisce la retribuzione completa per i primi tre mesi dopo il parto, o comunque per 150 giorni complessivi. In seguito è possibile prolungare il congedo, ma con un reddito ridotto al 40%: una soluzione che, secondo le mamme, risulta impraticabile per gran parte delle famiglie.
La lettera sottolinea l’importanza dei primi sei mesi per la salute e lo sviluppo del bambino e le difficoltà emotive che una separazione precoce può comportare anche per la madre. Le firmatarie precisano di rispettare chi sceglie liberamente di rientrare prima al lavoro, ma chiedono che ogni donna possa decidere senza essere condizionata da necessità economiche.
"Viviamo in un Paese che troppo spesso non è a misura di giovani famiglie", scrivono, facendo un appello diretto alla politica. La richiesta è che il testo venga approvato in tempi brevissimi e che sia prevista anche la retroattività, per evitare di penalizzare le madri che hanno partorito o partoriranno nel corso del 2026.
Leggi la lettera del gruppo di 55 mamme di bambini nati o in arrivo nel 2026