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Il Consiglio di sicurezza dell’ONU è spaccato sulla no-fly zone in Libia

16 mar 2011
Il segretario generale Ban Ki-moon ha lanciato un appello per il cessate il fuoco mentre l’offensiva delle forze governative non si ferma. “Presto sarà tutto finito”, annuncia il figlio del Rais. Dopo Bengasi il bombardamento su Zenten, a 145 chilometri da sud-ovest di Tripoli, controllata finora dai ribelli. La Francia è la più decisa per un intervento contro Gheddafi. Non solo preme sul Consiglio di sicurezza dell’ONU ma con il ministro degli Esteri arriva a chiedere bombardamenti mirati. A distanza rispondono i capitribù fedeli al regime: “Se gli stranieri intervengono ci opporremo con tutte le nostre forze”. Sul fronte diplomatico c’è il riconoscimento dell’Unione Europea al Consiglio di transizione nazionale, insediato a Bengasi. “Per noi sono interlocutori validi”, dichiara il presidente Van Rompuy. Ma è polemica sulla debole reazione internazionale. Proprio nella roccaforte dei ribelli, il popolo è sceso in strada, scandendo slogan e agitando bandiere contro l’offensiva governativa. Chi può lascia il paese. Non si tratta dei disperati ammassati nei barconi, gli ultimi fermati dal maltempo, ma famiglie agiate, che preferiscono scappare dalla tempesta rifugiandosi in Egitto.

g.b.