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Coronavirus: come distinguerlo dall'influenza, quando allarmarsi e come difendersi

14 mar 2020
Coronavirus: come distinguerlo dall'influenza, quando allarmarsi e come difendersi

Benedetta de Mattei ha intervistato Roberto Cauda – Direttore UOC Malattie Infettive Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Professore Ordinario di Malattie Infettive Università Cattolica di Roma - per capire come distinguere una comune influenza dal temibile covid-19, e come difendersi al meglio da questo terribile virus che sta colpendo migliaia di italiani.

Professore come distinguere l’influenza stagionale dal Covid-19 e quali sono i sintomi da non sottovalutare?

Distinguere il covid-19 dalla comune influenza è piuttosto complesso poiché sono entrambe malattie che colpiscono l'apparato respiratorio, pur con gravità diversa, ed è chiaro che la differenza tra le due, soprattutto all'inizio, è molto lieve se non addirittura inesistente.

Nei giorni scorsi il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha però ricordato alcuni sintomi che più di altri possono richiamare l'attenzione in questo momento che il Covid-19 circola in Italia. E tra i sintomi più specifici vi sono:

- la febbre, oltre 37 e mezzo, che nel 20% dei soggetti inizialmente può anche non essere presente;

- un altro elemento di rilievo, se associato alla febbre, è la tosse secca, molto insistente e fastidiosa;

- possono poi aggiungersi l’arrossamento delle congiuntive e la congiuntivite;

- con frequenza minore possono anche subentrare altri sintomi delle vie respiratorie.

Però direi che la febbre, pur con le limitazioni dette, e la tosse messe insieme possono quantomeno suscitare oggi il sospetto di una possibile Covid-19 nella fase iniziale.

E’ chiaro che oltre alle forme più lievi ci sono anche delle forme più impegnative dal punto di vista sintomatologico e dopo qualche giorno può comparire l’affanno, cioè la difficoltà respiratoria, che poi è l’elemento clinico più temibile in quanto è quello che può portare il soggetto in terapia intensiva.

Se ho la febbre e la tosse quindi cosa devo fare?

Innanzitutto non bisogna assolutamente andare al pronto soccorso, perché è un luogo dove si affollano i malati e quindi il rischio di diffusione ad altri è particolarmente elevato. Ormai è stato detto in tutti i modi che il mantra in queste situazioni è chiamare il proprio medico di fiducia, che sicuramente essendo un professionista cercherà di capire, in base ai sintomi, alle caratteristiche epidemiologiche e ai contatti avuti, quanto sia fondato il rischio di Covid-19. Sarà dunque il medico a valutare la necessità o meno di effettuare il tampone, che ad ogni modo si effettua generalmente nei pazienti sintomatici dove esiste un forte sospetto o nei pazienti sintomatici che hanno avuto contatti con soggetti affetti da Covid-19.
Il paziente può anche contattare il 112 il 1500
dove può ricevere tutte le informazioni; ci sono poi anche una serie di numeri regionali che sono stati di volta in volta istituiti per fornire al cittadino l’ausilio di cui necessita.

Tra le complicanze più gravi del Covid-19 vi è la polmonite interstiziale, di cosa si tratta?

La polmonite interstiziale, che si distingue dalla polmonite lobare di natura batterica, è una grave complicanza del Covid-19 con quadri radiologici importanti e severi. E’ una polmonite sempre esistita che molti virus, anche quello influenzale, possono provocare. Colpisce l’interstizio, ossia il tessuto che sta tra gli alveoli, provocando una difficoltà respiratoria che nelle forme più gravi può dar luogo alla temibile ARDS (la sindrome da distress respiratorio acuto) che, se non adeguatamente trattata in terapia intensiva, può anche portare alla morte.

#iorestoacasa è l’appello oggi più pressante

L'appello #io resto a casa è importantissimo da diffondere, un appello che vale per tutti, giovani e meno giovani. Le città sono in questo momento deserte, questo in senso generale mi rincresce per l'impatto economico però mi rendo conto che in questo momento la salute è prioritaria e, in assenza di un vaccino o di una terapia efficace, è importante preservarla mantenendo la distanza, lavandosi frequentemente le mani, stando molto attenti e restando a casa, perché se si resta a casa il rischio di contagio è ovviamente minore. Evidentemente non tutti possono farlo ma per chi lo può fare, e i giovani sono tra questi perché le scuole e le università sono chiuse, l'invito forte e pressante è quello di rimanere a casa, anche per un senso duplice di responsabilità: perché non sono immuni dalla malattia ma anche se per loro la malattia potesse risultare meno grave (e non è detto) vi è una parte della popolazione italiana, cosiddetta “senior” che potrebbe giovarsi indirettamente dal loro comportamento responsabile.

Quali sono i consigli per rafforzare il sistema immunitario e non ammalarsi?

Purtroppo non esiste un elemento specifico per rafforzare il sistema immunitario e non ammalarsi di Codiv-19. Il consiglio che posso dare in questi giorni è di areare le stanze e di seguire una dieta sana ed equilibrata, ma l’unico vero aiuto è “ #io resto a casa”.

Oggi è “caccia alle mascherine”, come utilizzarle?

Le mascherine sono ovviamente essenziali per i medici e gli operatori sanitari in generale, e proprio per questo in Francia il Presidente Macron, intuendo che ci potesse essere un problema, ha adottato una misura molto forte requisendone la distribuzione e dandole allo Stato per distribuirle. La mascherina serve innanzitutto a chi è affetto da sintomi, per impedire che possa trasmettere il virus. Se si desidera utilizzarle è inoltre fondamentale un loro corretto utilizzo: ad esempio le mascherine chirurgiche, quelle di uso più comune, andrebbero cambiate ogni qualche ora per evitare che diventino esse stesse sede di microrganismi e virus. Anche il modo di toglierle e metterle è importante, andrebbero tolte senza toccarle e buttate; ho visto cose assurde come gente levarsi la mascherina, fumare e rimettersela. Bisogna sapere che la mascherina può essere anche dannosa perché da un falso senso di protezione e sicurezza, laddove basterebbe un lavaggio frequente delle mani, non toccarsi la faccia e non mettersi le mani in bocca.

Benedetta de Mattei