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Crisi idrica in Romagna: appello alla collaborazione

19 ott 2007
Rispetto al 2006, quest’anno, è piovuto esattamente la metà, nel bacino del bidente e cioè l’area idrografica di riferimento della diga di Ridaracoli. L’autonomia operativa, a questo punto, è di 15 giorni, e quindi prima di arrivare ai minimi termini, nelle province di Forlì e Ravenna, da lunedì, alcuni comuni potrebbero essere costretti al razionamento. La piogga, che secondo le previsioni meteo potrebbe arrivare nei prossimi giorni, quasi certamente non basterà.
Dei 1000 litri al secondo che vengono immessi nella rete idrica riminese, solo 50 arrivano da Ridracoli e vanno, quasi esclusivamente, a Verucchio, Torriana e Poggio Berni. Ma anche in caso di blocco della fornitura da Ridracoli, i tre comuni non rimarranno a secco, come è stato assicurato dai vertici politici provinciali e dai tecnici.
Resta il fatto che Rimini, che attinge l’acqua, dal Marecchia, dal Conca e relative falde e pozzi e dal Canale Emiliano Romagnolo, sta vivendo una delle maggiori crisi idriche della sua storia recente. Almeno un terzo dei pozzi utilizzati attualmente per il prelievo dell’acqua sul territorio provinciale è ai livelli di guardia e, per non peggiorare la situazione, il presidente Ferdinando Fabbri insieme ai sindaci della provincia e al prefetto, nel pomeriggio hanno raggiunto un accordo per l’emanazione di un’ordinanza nei prossimi giorni.
Verrà disposto il blocco totale del prelievo dai pozzi privati – così da rimpinguare le falde -; le sanzioni già previste per gli abusi e gli sprechi verranno attuate con rigore da polizia provinciale e comunale e verrà anche messa in atto una campagna per la responsabilizzazione dei cittadini al risparmio idrico.
Anche la chiesa riminese partecipa all’operazione risparmio: lunedì sera il vescovo Lambiasi officerà una veglia di preghiera in Duomo, rivolgendosi alla Madonna dell’Acqua e i parroci della diocesi, rilanceranno nelle omelie, il risparmio idrico.