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Dal dire al fare - Editoriale del Dg Carlo Romeo

23 giu 2018
Abraham Lincoln
Abraham Lincoln
In Italia il nuovo governo comincia a fare i suoi primi passi. Frutto di una alleanza necessariamente forzata, deve risolvere quotidianamente le sue contraddizioni interne, fra due componenti non omogenee, e andare avanti comunque su un percorso condiviso dopo le elezioni, cercando al tempo stesso di acquisire credibilità e non deludere i suoi elettori, di piazza o di tastiera che siano.
I rischi sono molti e basterebbe un esempio per tutti. Se per esempio e per infelice ipotesi, un tizio qualunque sorprendesse in casa sua due malintenzionati o presunti tali e desse la parola alle armi domestiche, legittimamente possedute, il governo potrebbe avere dei contraccolpi notevoli. Una parte di esso infatti tratterebbe il pistolero domestico da eroe, l'altra invece lo proporrebbe per un soggiorno esemplare e prolungato nelle patrie galere. Tanto per fare il primo esempio fondato sui reciproci impegni elettorali, perché come sempre, anche in questa recente campagna elettorale italiana, sia nelle piazze che sul web, ma soprattutto nei programmi di governo, di impegni e promesse ne sono usciti fuori molti.
Il problema di fondo è che non esiste democrazia che abbia mai rispettato tutte le promesse fatte in buona o in cattiva fede nel corso di una campagna elettorale. Probabilmente, se ciò accade regolarmente da sempre e ovunque, si tratta di promesse fatte con superficialità, oppure con cognizione di causa, ma che alla prova dei fatti non reggono alla realtà vera o alle circostanze politiche che mutano di scenario facilmente e velocemente.
Viste da fuori, magari dalla opposizione, certe cose sembrano più semplici da risolvere, ma una volta che si è dentro la stanza dei bottoni, le prospettive e le ragioni cambiano necessariamente. Spesso poi le promesse elettorali tendono a parlare alla pancia della gente più che al suo cervello e allora vengono fuori anche certe proposte demagogiche che, se messe in essere, possono anche essere letali perché governare con la pancia della gente, invece che con la testa, ha sempre portato dei guai, quando non delle vere e proprie tragedie.
Intendiamoci bene. Le promesse elettorali sono degli impegni formali, non ci piove su questo, e un politico serio le deve rispettare. Ma se il rispetto di quelle promesse si rivelasse alla luce dei fatti impossibile o lesivo al progetto generale, fare marcia indietro con chiarezza e responsabilità, spiegandone le ragioni, è segno di altrettanta serietà e responsabilità politica.
Non a caso, un vecchio amico del Titano sosteneva che non dobbiamo promettere ciò che non dovremmo, per non essere chiamati a svolgere ciò che non possiamo. Lui era peraltro uno che se ne intendeva, sia di promesse elettorali - aveva promesso di abolire la schiavitù nel suo Paese, tanto per dire, e lo ha pure fatto - che di governo. Aveva la prima qualità di un uomo politico, cioè il coraggio della responsabilità e ne ha pagato per questo un prezzo altissimo. Non è bene, e non solo in politica, promettere ciò che non si dovrebbe, ma se per caso o per colpa capitasse di farlo, si può sempre tornare indietro con ragionevole umiltà e necessaria chiarezza, onestamente, se il contesto lo rende necessario.
Vedremo presto (perchè la politica ormai gira velocissima) se in Italia il nuovo governo saprà fare una marcia indietro responsabile su certe promesse elettorali - forse demagogiche, ma sicuramente impraticabili e rischiose - oppure sceglierà un arroccamento miope che potrebbe pregiudicargli il futuro.

cr