L'inclusione sociale è la grande sfida della giornata internazionale delle persone con disabilità. Riguarda tutti, istituzioni e singoli cittadini. Vale quindi la pena porsi una domanda: quanto realmente facciamo e quanto, invece, potremmo fare per garantire diritti, dignità e piena partecipazione nella vita sociale a chi è disabile?
Le barriere non sono solo fisiche ma anche culturali e in questa ricorrenza risuonano spesso le parole “consapevolezza”, “comprensione”, “rispetto”. La Commissione Sammarinese per l’Attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità richiama il principio “Nulla su di noi senza di noi”, ricordando i progetti chiave avviati, tra cui “The Power of Love”, dal forte valore educativo, le cui conclusioni sono state condivise questa mattina con gli studenti del Centro di Formazione Professionale. Un viaggio nella gestione dell'affettività delle relazioni sociali delle persone con disabilità, per supportare il loro diritto ad amare ed essere amati.
Per gli studenti del CFP un'occasione di dialogo e ascolto, un esercizio di empatia per imparare a comprendere e accogliere. Facendo sì che l'inclusione non sia un concetto astratto ma qualcosa di concreto e collettivo. “La disabilità – scrive Usl – pone una sfida che una società evoluta deve saper affrontare”, e si dice dispiaciuta che San Marino, per molti aspetti all’avanguardia su questo tema, non riesca a dare risposte nell’immediato a problemi che sarebbero di facile soluzione.
Libera ribadisce il proprio impegno affinché la Repubblica sia una comunità in cui ogni persona possa vivere pienamente i propri diritti, senza barriere, né discriminazioni e con pari opportunità reali. Riguardo alla legge sull’inclusione lavorativa, gli inserimenti – sottolinea il partito – devono avvenire sia nel settore pubblico che nel privato, senza eccezioni. E rivendica il tema della vita indipendente, che deve passare attraverso il riconoscimento economico e contrattuale delle figure fondamentali dei caregiver e degli assistenti personali. Emerge una consapevolezza condivisa: che la disabilità non è una condizione che riguarda “altri” ma tutti noi, come società.