Domande stupide. Editoriale del dg Carlo Romeo

Domande stupide. Editoriale del dg Carlo Romeo.
Può essere concesso a qualcuno, come chi scrive, di formulare delle domande, forse persino stupide, in assoluta e cosciente ignoranza dell’arte bancaria e finanziaria? Presumendo di sì, proviamo a procedere di conseguenza.
Una prima stupida domanda è legata alla Banca Centrale di San Marino. Le Banche Centrali, come per esempio Banca Centrale Europea, hanno - per quel che ne so - la piena facoltà di immettere a proprio piacimento liquidità nel sistema, attraverso il diretto controllo dei tassi di rifinanziamento o per mezzo di quegli strumenti che gli operatori definiscono “non convenzionali” (qualsiasi cosa esso voglia dire, escludendo le rapine a mano armata nelle filiali dei colleghi). BCSM però non avrebbe questa facoltà in quanto, essendo istituzione amministrativa e non monetaria, non detiene (sempre se non erro) il controllo dell'offerta della moneta e quindi dei tassi del mercato diciamo locale che ne sono una diretta conseguenza. Ma se non ha questa facoltà, BCSM è realmente una Banca Centrale, essendo proprie di queste istituzioni la determinazione ed il controllo dei tassi di interesse applicati al relativo sistema economico/finanziario e conseguentemente al controllo della massa monetaria/liquidità su cui questo si basa per potere funzionare regolarmente?
Seconda forse altrettanto stupida domanda, ma comunque conseguente alla prima. Il sistema sammarinese quanto è - ancora? - condizionato da diciamo approvvigionamenti esteri, prima di tutto dei privati e in seconda battuta da quelli derivanti da istituti di credito esterni? E poi, che fascino può emettere oggi il sistema bancario sammarinese per attrarli? BCSM ha ceduto il controllo della offerta della moneta ad altri contesti interni che potrebbero anche non avere né titoli, né capacità per esercitarlo. Forse, proprio la mancanza di un regolatore monetario istituzionale e autorevole - cui si aggiunge il venire meno della liquidità che negli anni passati era affluita facilmente dall'esterno - hanno prodotto una sorta di cannibalizzazione del mercato interno con offerte di tassi tipici da economie emergenti, per di più totalmente scollegate? al mercato interbancario.
Questo modo di operare potrebbe produrre un pericoloso travaso di risorse da un istituto ad un altro, tanto più che - inutile nascondersi dietro il solito dito - San Marino sembra stia diventando sempre più un sistema a circuito chiuso, con esigui e sporadici afflussi di capitali esteri. La mancanza, inoltre, di un prestatore di ultima istanza (cioè una di quelle competenze più proprie di una vera Banca Centrale) ha avuto come naturale conseguenza quella di accelerare la capitolazione di quegli istituti bancari già in difficoltà.
Come potrebbe questa strategia manageriale far fruttare risorse finanziarie pagate profumatamente sul lato della raccolta, quando ci si troverebbe poi a dover fare i conti con i tassi a zero o addirittura negativi dal lato degli impieghi attivi? Si è perso un tempo infinito a discutere delle responsabilità, un tennis stantio con il rimbalzarsi la palla da una parte all'altra della rete, attività che notoriamente non risolve i problemi e forse è anche poco credibile per una comunità di trentamila anime che sanno già benissimo tutto. Sarebbe semmai più opportuno, visti i tempi ristretti e le congiunture internazionali favorevoli, uno stop alle recriminazioni, alle accuse, alle spiegazioni, mettendo invece mano subito alle soluzioni, senza le quali anche questa sarebbe una ulteriore delle infinite occasioni perdute. ?Occorrono quindi soluzioni urgenti e concrete e su questo sembrano essere d’accordo tutti, ma il problema come sempre è il "come?"
Ma cosa fare quindi? Per le banche forse il percorso di ridimensionamento o meglio un ritorno alla realtà sammarinese degli sportelli con i conseguenti risparmi sui costi di gestione non è più una scelta, ma una obbligata e generale necessità. Rivedere poi le figure specializzate nella gestione del risparmio in ambito bancario può consentire, fra l'altro, di riassorbire in tutto o in parte gli esuberi, investendo parallelamente su nuove professionalità che abbiano competenze in contesti realmente produttivi oggi per il settore. Per esempio, puntare di più sugli ambiti legati alle attività bancarie e finanziarie a maggiore valore aggiunto, dando meno peso a tutte le attività concernenti la mera gestione del danaro, potrebbe essere una buona strada.
Non sarebbe poi inutile approfondire se per esempio abbia ancora senso non dividere il pubblico – di fatto Cassa e BSM – dal privato. O anche, magari paradossalmente e non solo paradossalmente (visto che persino gente come Draghi non troverebbe assurda la cosa dal punto di vista teorico), valutare con attenzione se convenga o no acquisire tutti gli NPL di Delta non ancora nella mani sammarinesi?
E poi alla fine si torna a Banca Centrale. Lo snodo e il motore del futuro economico sammarinese è qui e o questo snodo ha la piena e totale fiducia della politica e del Paese, acquisendo quei poteri reali di cui sopra, che hanno tutte le vere Banche Centrali e che la renderebbero anche essa realmente tale, oppure in alternativa prendere definitivamente atto che ciò non è possibile, per qualsiasi ragione esso sia, e agire di conseguenza. Tennis a parte.

cr

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