Un illecito ogni nove minuti. Più di sei ogni ora. È la pressione dell’illegalità sulle coste italiane fotografata da Mare Monstrum 2026, il rapporto di Legambiente. Nel 2025 sono state accertate oltre 56mila violazioni: 20.490 reati e più di 36mila illeciti amministrativi. Numeri in calo rispetto all’anno precedente, ma per Legambiente il miglioramento è solo apparente: i controlli sono diminuiti di quasi il 20 per cento.
A guidare la classifica dei reati è ora l’inquinamento, legato soprattutto alla gestione illegale dei rifiuti e alla cattiva depurazione: oltre 7.300 casi, quasi il 36 per cento del totale. Seguono abusivismo e ciclo illegale del cemento, pesca di frodo e violazioni delle norme sulla navigazione, queste ultime in crescita del 17 per cento.
E c’è un dato che accende i riflettori sull’Emilia-Romagna. Rapportando reati e illeciti alla lunghezza della costa, la regione è seconda in Italia, dietro soltanto alla Basilicata: 19,9 violazioni per ogni chilometro. Sono 2.605 complessivamente: 980 nel ciclo del cemento, 739 nella pesca illegale e 484 sul fronte dell’inquinamento.
Pesante il bilancio dei sequestri: lungo le coste emiliano-romagnole nel 2025 sono finite sotto sequestro 33 tonnellate di prodotti ittici, tra cui molluschi, mitili e novellame. Un fenomeno che, denuncia Legambiente, non colpisce soltanto l’ecosistema ma altera il mercato a danno degli operatori onesti. Una nota positiva arriva invece dalla qualità delle acque: scarichi e depurazione mostrano progressi e restituiscono, secondo l'associazione, un mare sempre più pulito nell'ultimo decennio.
Da qui l’appello: più controlli, più prevenzione e sanzioni efficaci, in particolare contro abusivismo e pesca illegale. Perché, avverte Legambiente, la pressione criminale sul mare resta ancora a livelli di guardia.