Il dibattito pubblico sul fine vita e sul testamento biologico a San Marino sta vivendo una fase particolarmente intensa e, per la prima volta, il tema – etico e divisivo - sembra essere entrato stabilmente nell’agenda politica e sociale del Paese. Negli ultimi mesi si è passati a un confronto strutturato tra partiti, associazioni, mondo sanitario, sindacati, comitato di bioetica e voci cattoliche. Dalla Commissione sul fine vita della Diocesi di San Marino – Montefeltro, arriva ora un appello al “perseguimento del bene comune”, esprimendo “un orientamento unitario” nella stesura della futura legge. “Una direzione condivisa – scandisce la Commissione diocesana – che salvaguardi la vita e non apra la strada a posizioni eutanasiche e suicidarie”. Confermata anche la disponibilità a collaborare ai lavori di revisione del testo legislativo, considerato cruciale per il futuro della Repubblica.
Tra le proposte in campo, già esaminate in prima lettura, quella promossa da RETE e una di iniziativa popolare sostenuta dall’Associazione Emma Rossi. Al centro, l'introduzione di strumenti già esistenti in altri ordinamenti: testamento biologico; autodeterminazione del paziente; rifiuto dell’accanimento terapeutico. Un ritardo rispetto ad altri Paesi europei da colmare – sostengono – attraverso strumenti che permettano ai cittadini di esprimere la propria volontà sul percorso di cura e i suoi limiti. Ed è qui che si concentra la principale linea di frattura del dibattito. Le realtà cattoliche insistono soprattutto sulla necessità di rafforzare cure palliative, accompagnamento e sostegno ai più fragili e tutela dell'obiezione di coscienza, “per offrire – spiegano - una ragione di speranza a ogni persona soprattutto di fronte alla malattia e alla morte”.