Logo San Marino RTV

Fine vita, Attiva-Mente: per disabili soli rischio di vederla come soluzione estrema

L'associazione esorta ad affiancare a una futura legge anche servizi di assistenza, pari opportunità e diritto alla vita indipendente

di Mauro Torresi
20 ott 2025
L'intervista a Mirko Tomassoni (presidente Attiva-Mente)
L'intervista a Mirko Tomassoni (presidente Attiva-Mente)

E' un punto di vista differente quello proposto da Attiva-Mente. L'associazione guarda alle persone sole, con disabilità, che potrebbero vedere in una futura legge sul fine vita una strada per terminare la propria esistenza. Tema complesso tornato al centro dopo la recente lectio del giurista Stefano Canestrari durante un evento a San Marino.

In attesa di una norma anche sul Titano, Attiva-Mente invita a focalizzarsi sul rischio che i più fragili interpretino le aperture normative non come un diritto ma “come un invito implicito a farsi da parte”.

"Senza supporti, servizi e tutto ciò che è necessario per vivere una vita in modo indipendente - spiega Mirko Tomassoni, presidente di Attiva-Mente - allora cominciano i problemi. In mancanza di alternative, una persona inizia a fare pensieri di quel tipo. Da anni reclamiamo, ad esempio, l'assistente personale che risulta fondamentale nelle situazioni in cui genitori e familiari non ci sono più. Purtroppo a San Marino, su questo fronte, siamo rimasti al palo. Figura necessaria, specificano gli attivisti, sempre e indipendentemente dal fine vita. "Pare ci siano le condizioni per iniziare un confronto su una legge sul fine vita - dice Tomassoni - e lo speriamo. Il nostro è un appello affinché sia preso in considerazione anche questo punto di vista".

Dal mondo cattolico la voce di don Gabriele Mangiarotti, responsabile Ufficio Cultura della Diocesi, che cita accordi internazionali in tema di libertà e diritti dell'uomo. Se anche a San Marino gli accordi prevalgono in caso di contrasto sulle norme interne, si chiede Mangiarotti, quale sarà il comportamento del legislatore sammarinese?

Il Comitato di Bioetica produsse, nel 2019, un approfondito studio scientifico. Passaggio centrale: l'importanza delle cure palliative, quindi il supporto dato alla persona sofferente verso il fine vita, non solo dal lato farmacologico ma anche psicologico, coinvolgendo la famiglia e chi presta assistenza. “Nessuno – spiegano dal Comitato – deve essere lasciato solo. Bisogna lavorare sulla cultura dell'accompagnamento”.

Nel servizio l'intervista a Mirko Tomassoni (presidente Attiva-Mente)





Riproduzione riservata ©