Due nuovi progetti di legge riportano al centro del dibattito sammarinese il tema del fine vita. Durante l'ultima puntata di Viceversa, esponenti politici e associazioni si sono confrontati sulle proposte depositate da Rete e dall'Associazione Emma Rossi, che mirano a introdurre le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento), escludendo però pratiche come l'eutanasia o il suicidio assistito.
Emanuele Santi, capogruppo di Rete, ha ribadito che l'obiettivo non è favorire la morte, ma permettere al cittadino di "autodeterminarsi, scegliere, decidere quale grado di cura avere". Santi ha insistito sulla flessibilità dello strumento: "La volontà del paziente deve essere rispettata" però "può essere modificata" qualora subentrino nuove condizioni o ripensamenti. Sulla stessa linea Patrizia Busignani, prima firmataria del progetto di iniziativa popolare, che ha difeso la natura facoltativa della norma: "Il fatto di poter dare le proprie disposizioni è una libertà, è un'opzione che viene offerta a chi la vuole esercitare, non è un obbligo". Busignani ha portato esempi concreti di dignità nel fine vita: "Se una cura è per me troppo pesante, siccome oggi la medicina offre tante alternative, vorrei poter dire 'io questa chemioterapia non la faccio, vorrei fare qualcos'altro di meno pesante per me'. E questo lo si realizza nell'ambito di un rapporto di fiducia tra il paziente e il medico che va assolutamente valorizzato. La legge va in questa direzione".
Dal fronte della maggioranza e del mondo cattolico emergono forti perplessità, soprattutto lessicali e sostanziali. Manuel Ciavatta, consigliere PDCS, ha contestato la natura vincolante delle norme proposte: "Disposizioni significa che la persona che le fa obbliga il medico ad attuarle". Secondo Ciavatta, questo approccio rischia di mettere medico e paziente "uno contro l'altro", veicolando un messaggio pericoloso: " Non fate di tutto perché si possa sopravvivere, si possa vivere e vivere in maniera denna degna, ma non impedite a nessuno di poter morire. E secondo me questa è una concezione che la nostra società, una società che promuove la vita, non dovrebbe avere", ha ammonito, richiamando al dovere di "promuovere la vita".
Ancora più netto il giudizio di Adolfo Morganti, rappresentante delle associazioni laicali, che vede nei testi "una serie di ambiguità e di buchi che sono pericolosi", citando il rischio di "abusi terrificanti" come avvenuto in altri Paesi europei. Per Morganti, le leggi sono "sostanzialmente superflue" dato che le cure palliative a San Marino funzionano già. Lo scontro si è acceso anche sul ruolo dei parenti: se per Busignani il paziente ha il diritto di decidere chi coinvolgere - "La famiglia non viene esclusa, a meno che non sia il paziente che la esclude" -, per Morganti i testi producono "una distorsione", non garantendo alla famiglia "uno spazio di parola" nei processi decisionali.
Il confronto ha toccato anche il tema dell'accanimento terapeutico e delle cure palliative. Se per i promotori la legge serve a evitare "percorsi forzati", per i critici come Morganti e Ciavatta il sistema sanitario sammarinese garantisce già la dignità del paziente senza bisogno di nuove norme che potrebbero essere interpretate in modo rigido. I progetti di legge inizieranno ora il loro iter consiliare, con l'auspicio di Santi che il dibattito in Aula possa partire già a febbraio.
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