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Fossi e corsi d’acqua, l’Aaslp alle Giunte: "No alla pulizia generalizzata"

Dopo le richieste di maggiore attenzione agli alvei, l’Azienda per i Lavori pubblici detta i criteri: interventi mirati e solo in presenza di criticità concrete

7 ago 2026
Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

Niente interventi indiscriminati su fossi e corsi d’acqua. È quanto emerge da una nota dell’Azienda per i Lavori pubblici del 6 agosto indirizzata alle Giunte di Castello, chiamate a segnalare le esigenze in vista della programmazione dei lavori pubblici per il 2027. Tra le richieste avanzate c’era anche quella di prestare particolare attenzione agli alvei dei principali torrenti del territorio - "San Marino", "Ausa" e "Marano" - per prevenire possibili criticità in caso di precipitazioni particolarmente intense, le cosiddette "bombe d’acqua". La risposta dell’AASLP, però, invita a evitare una logica di pulizia generalizzata e a intervenire solo dove siano presenti effettive condizioni di rischio.

Nel documento l’Azienda chiarisce che gli interventi sui corsi d’acqua "non possono essere assimilati a ordinarie attività di sfalcio o di pulizia del verde". La vegetazione presente lungo le sponde, infatti, svolge un ruolo nella stabilità dei terreni, nel contenimento dell’erosione e nell’equilibrio complessivo dell’alveo.

Per questo, si legge nella nota, la presenza di vegetazione "non costituisce, di per sé, una situazione di criticità". Al contrario, una rimozione indiscriminata può favorire fenomeni erosivi, compromettere le sponde e aumentare l’instabilità del corso d’acqua.

La linea indicata dall’Aaslp è quindi quella della "manutenzione selettiva": intervenire sugli elementi instabili o morti, sugli ostacoli che interferiscono realmente con il deflusso e sugli accumuli di materiale solo quando esista "una concreta criticità idraulica o geomorfologica".

Il documento richiama inoltre la necessità di valutare gli interventi sotto più profili, da quello idraulico a quello geologico e ambientale, con particolare cautela anche rispetto all’eventuale interramento o tombinamento dei fossi.

L’indicazione finale è chiara: gli interventi non dovranno trasformarsi in "operazioni di pulizia generalizzata delle sponde o dell’alveo", né nella "sistematica eliminazione della vegetazione ripariale". La manutenzione, insomma, dovrà essere mirata e giustificata da effettive esigenze di sicurezza e stabilità.





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