Con l’arrivo dei primi freddi, molte persone che soffrono di patologie reumatiche riferiscono un peggioramento dei dolori articolari, della rigidità muscolare e del senso di affaticamento. Ma quanto c’è di vero nella convinzione che freddo e umidità accentuino i sintomi reumatici? Ne abbiamo parlato con Mauro Galeazzi, già professore ordinario di Reumatologia all’Università degli Studi di Siena e attualmente in attività clinica presso l’IDI-IRCCS di Roma, presidente emerito della Società Italiana di Reumatologia e consulente scientifico dell'Osservatorio CAPIRE di Anmar, che ci ha raccontato come i fattori climatici possano effettivamente influire sulla percezione del dolore nelle persone affette da malattie dell’apparato locomotore. Nell’ultimo numero della rivista Reuma di AMAREC (Associazione Malattie Reumatiche Croniche) si può leggere anche un approfondimento sul ruolo dell’alimentazione nella gestione del dolore articolare, tema strettamente connesso al benessere dei pazienti reumatici.
Professore, che cosa è la Reumatologia e come i dolori articolari si legano all'arrivo del freddo?
La Reumatologia è la branca medica che si occupa della prevenzione, diagnosi e cura delle malattie reumatologiche che hanno in comune il coinvolgimento dell’apparato locomotore. Si tratta di circa 200 patologie che hanno come sintomo più frequente il dolore delle articolazioni, dei muscoli, dei tendini e dei legamenti che, per lo più, ha andamento cronico. La percezione che freddo e umidità aumentino i dolori articolari in queste malattie è molto diffusa. Alcuni pazienti affermano addirittura di poter prevedere il peggioramento delle condizioni climatiche per il peggioramento dei dolori articolari da cui sono affetti. Il 67% degli studi effettuati, riscontra infatti un aumento della percezione del dolore con l’arrivo del freddo, durante l’inverno, ma ciò accade quasi esclusivamente in persone avanti con l’età e già affetti da patologie reumatologiche quali vari tipi di artrite ( ne esistono circa 50), l'artrosi o la fibromialgia. Dobbiamo tuttavia ammettere che nella valutazione della relazione tra meteo e dolore, è difficile effettuare studi in piena regola e che prendano in considerazione tutte le variabili in gioco, dalla percezione soggettiva del dolore fino allo stile di vita di cui sarebbe troppo impegnativo parlarne ora. Il meccanismo d’azione del freddo e della umidità nel determinare il peggioramento dei dolori, inoltre, non è per niente chiaro, anche se sono state proposte varie teorie di cui in seguito parleremo. È interessante notare che esistono anche variabilità etniche e culturali capaci di condizionare le risposte degli individui ai fattori meteorologici: dall’analisi condotta nel Progetto Europeo sull’Osteoartrite (EPOSA), è emerso infatti che i partecipanti allo studio spagnoli e italiani sono più propensi a riportare una più spiccata sensibilità alle condizioni meteo rispetto a quelli svedesi; è stato anche confermato che il meteo potrebbe influenzare negativamente il tono dell’umore che, a sua volta, potrebbe alterare la percezione del dolore, specialmente in pazienti fibromialgici.
Perché il freddo o l’umidità peggiorano i dolori articolari?
La ricerca scientifica in questo settore ha raggiunto qualche punto fermo, vediamo quindi quali possono essere i meccanismi fisiopatologici che potrebbero influenzare il peggioramento dei dolori articolari quando il “tempo” peggiora o sta per peggiorare.
- Il freddo
- Pressione atmosferica. Il calo della pressione barometrica precede normalmente l’arrivo del maltempo e delle giornate fredde e umide o piovose. È noto anche che le articolazioni, in condizioni di normalità, lavorano con una pressione negativa al loro interno. La pressione negativa garantisce quello che viene definito come “effetto ventosa” e può essere diversa a seconda delle articolazioni, più spiccata nelle articolazioni gleno-omerali, coxofemorali e ginocchi meno in altre. La pressione negativa serve a tenere stabile l’articolazione e ad altre funzioni troppo lunghe da spiegare. I due fenomeni uniti insieme, freddo e calo della pressione barometrica, possono, nei malati reumatologici che convivono di già con le articolazioni infiammate o danneggiate, determinare aumento più o meno significativo della pressione interna con distensione dei tessuti e irritazione delle terminazioni nervose, fenomeni che sono la causa di peggioramento del dolore e della rigidità dei movimenti (artralgie). Quello del calo della pressione barometrica può spiegare anche il fenomeno del “preannuncio” del peggioramento del tempo che molti pazienti reumatologici dichiarano di avvertire, anche con 24 o 48 ore di anticipo rispetto al peggioramento climatico. Viscosità del liquido sinoviale. Le basse temperature possono alterare la consistenza del liquido sinoviale, il lubrificante naturale delle articolazioni. Un liquido più denso infatti, può rendere i movimenti più rigidi e dolorosi. Contrazione muscolare. Il peggioramento dei dolori muscolari o mialgie, dipende da altri meccanismi. In risposta al freddo infatti, il corpo cerca di conservare il calore rallentando la circolazione sanguigna nelle estremità e provocando una contrazione involontaria e un irrigidimento dei muscoli. Questa tensione muscolare aggiuntiva può sottoporre le articolazioni a un maggiore stress, esacerbando il dolore, soprattutto se la postura viene modificata per rannicchiarsi e scaldarsi.
-Viscosità del liquido sinoviale. Le basse temperature possono alterare la consistenza del liquido sinoviale, il lubrificante naturale delle articolazioni. Un liquido più denso infatti, può rendere i movimenti più rigidi e dolorosi.
- Contrazione muscolare. Il peggioramento dei dolori muscolari o mialgie, dipende da altri meccanismi. In risposta al freddo infatti, il corpo cerca di conservare il calore rallentando la circolazione sanguigna nelle estremità e provocando una contrazione involontaria e un irrigidimento dei muscoli. Questa tensione muscolare aggiuntiva può sottoporre le articolazioni a un maggiore stress, esacerbando il dolore, soprattutto se la postura viene modificata per rannicchiarsi e scaldarsi. - L’umidità
L'umidità elevata può influire sulla percezione del dolore. Alcuni studi suggeriscono infatti che l'aria umida possa favorire il gonfiore e la ritenzione idrica nei tessuti articolari infiammati, aumentando l’edema e, di conseguenza, il dolore. È noto infatti, al contrario, che un clima secco e freddo, in alcune patologie come le artriti, può essere più tollerato rispetto a un clima freddo e umido o anche caldo umido. Sono molti i malati che riferiscono questo fenomeno di ritorno da viaggi compiuti in inverno in alta montagna o durante stazionamenti in zone desertiche con clima asciutto.
Altri fattori legati al clima freddo e all’umidità possono contribuire a peggiorare la sensazione del dolore nei malati reumatologici quali la ridotta attività fisica. Con il maltempo infatti le persone tendono a muoversi meno e a rimanere in casa. La mancanza di movimento può contribuire a irrigidire le articolazioni, riducendo la loro lubrificazione e di conseguenza peggiorando i sintomi. Freddo e umidità, infine, possono aumentare i livelli di stress fisico con aumento di secrezione di citochine proinfiammatorie o di prostaglandine che, aumentando l’infiammazione articolare o dei tessuti molli, rendono il dolore più intenso.
Chi risente maggiormente di questa problematica?
Sebbene non siano una causa diretta di patologie articolari, il freddo e l'umidità possono influenzare la percezione e l'intensità del dolore articolare in persone che soffrono già di patologie che coinvolgono l’apparato locomotore. Un capitolo a parte può essere rappresentato dal malato di fibromialgia, affetto da un dolore cronico prevalentemente muscolare che, per le caratteristiche proprie di questa ancora per molti aspetti misteriosa malattia reumatologica, molto risente del peggioramento delle condizioni atmosferiche e dei cambi di stagione.
Quali accorgimenti pratici o strategie per proteggere le articolazioni in inverno e alleviare il dolore?
Difronte al peggioramento delle condizioni atmosferiche bisogna sempre tener conto che mentre questi fenomeni possono solo temporaneamente peggiorare il dolore reumatologico, la cura della patologia deve essere attuata con attenzione e regolarità durante tutto l’arco dell’anno. Quindi in caso di peggioramento imputabile a umidità e freddo si consiglia:
- Riscaldare le articolazioni. Indossare abiti caldi e stratificati, compresi guanti e calze, aiuta a mantenere le articolazioni al caldo e favorisce la circolazione;
- Applicare calore. L'uso di impacchi caldi o bagni caldi può dare sollievo e rilassare i muscoli e le articolazioni tese;
- Fare attività fisica. Muoversi regolarmente aiuta a mantenere le articolazioni lubrificate. Anche un leggero esercizio in casa, come stretching o yoga, può ridurre la rigidità. Attività a basso impatto fisico quali nuoto, cyclette e Pilates possono giovare;
- Mantenere il controllo dell'umidità. In casa, un deumidificatore può contribuire a ridurre l'umidità, specialmente per chi è particolarmente sensibile a questo fattore;
- Corretta idratazione. Anche nei mesi invernali infatti una sufficiente idratazione può migliorare lo stato di salute delle strutture articolar;
- Mantenere una corretta postura anche in casa. Evitare di stare troppo a lungo seduti specie se in ambiente freddo-umido o non confortevole alzandosi e deambulando regolarmente per qualche minuto ogni ora;
- Mantenere il peso corporeo entro limiti accettabili e seguire una dieta di tipo mediterraneo potrebbe tornare utili ad avvertire meno dolore;
Quando è bene rivolgersi a un medico o a uno specialista?
In accordo con quanto affermato in precedenza, alla domanda se il freddo e l’umidità, anche legati a cambiamenti del clima , possano peggiorare il dolore reumatologico penso si possa rispondere senza dubbio con un si’, ma solo in alcune situazioni. Infatti, se si è difronte ad una riacutizzazione del dolore, in un paziente affetto da patologia reumatologica cronica, va sempre presa in considerazione la possibilità di una ripresa della malattia che era andata in remissione o di un peggioramento della patologia preesistente. In questo caso tali fenomeni sarebbero indipendenti da altri fattori quali, appunto, il freddo e l’umidità che, almeno dai dati scaturiti da studi effettuati, non sono responsabili della recidiva o del peggioramento della malattia specie nei periodi invernali quando altri fattori come le infezioni stagionali possono, con maggiore certezza, giocare un ruolo veramente peggiorativo delle patologie reumatologiche. Una eventualità di questo tipo va contemplata, quando il dolore persiste o addirittura tende a peggiorare con comparsa di febbre, tumefazione articolare, aumento del calore e arrossamento cutaneo e quando rende impossibile di fare cose, nella vita quotidiana, che solo poche ore o pochi giorni prima era possibile eseguire. Questo è il momento di contattare il medico curante o lo stesso specialista di riferimento perché apre il discorso sul tema delle vaccinazioni e quindi sulla prevenzione.
Letture consigliate:
Per chi desidera approfondire, ecco alcune letture consigliate dal professor Galeazzi:
- Reuma n.20, ottobre 2025;
- Horvath, G., Nagy, K., Tuboly, G., & Nagy, E. (2023). Pain and weather associations - Action mechanisms; personalized profiling. Brain research bulletin, 200, 110696;
- Wang, L., Xu, Q., Chen, Y., Zhu, Z., & Cao, Y. (2023). Associations between weather conditions and osteoarthritis pain: a systematic review and meta-analysis. Annals of medicine, 55(1), 2196439;
- Timmermans, E.J., van der Pas, S., Schaap, L.A. et al. Self-perceived weather sensitivity and joint pain in older people with osteoarthritis in six European countries: results from the European Project on OSteoArthritis (EPOSA). BMC Musculoskelet Disord 15, 66 (2014);
- McAlindon, T., Formica, M., Schmid, C. H., & Fletcher, J. (2007). Changes in barometric pressure and ambient temperature influence osteoarthritis pain. The American journal of medicine, 120(5), 429–434;
- Beukenhorst, A. L., Schultz, D. M., McBeth, J., Sergeant, J. C., & Dixon, W. G. (2020). Are weather conditions associated with chronic musculoskeletal pain? Review of results and methodologies. Pain, 161(4), 668–683.