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Giustizia: politica divisa dopo il rinvio "sine die" dell'appello del "Conto Mazzini"

Il nodo è la mancata presa d'atto dei due nuovi Giudici d'Appello. Sul tema anche la presa di posizione di SSD

5 ott 2019

Comunque la si pensi, questa vicenda un effetto lo ha avuto. Ritornare in un qualche modo, sulla Giustizia, alle dinamiche politiche pre-crisi; con le forze che componevano la maggioranza, e l'opposizione, su posizioni nettamente divergenti, in uno scambio dialettico dai toni aspri. Più conciliante Mdsi, che auspica un confronto sereno, ad inizio della prossima legislatura, pur ritenendo non si debba procedere alla presa d'atto sulle nomine dei nuovi Giudici d'Appello "in pectore": Andrea Morrone e Ferdinando Treggiari. Nel luglio scorso erano risultati i primi in graduatoria – in una rosa di 5 candidati – al termine dell'esame delle domande da parte di una Commissione presieduta da Michele Sesta, e composta anche da David Brunelli e Giovanni Guzzetta. Come è noto l'iter di reclutamento non si è ancora perfezionato in Consiglio, e ciò ha indotto il magistrato Francesco Caprioli ha rinviare “sine die” la prima udienza dell'appello del “Conto Mazzini”, inizialmente prevista il 10 ottobre. Da qui le forti polemiche di questi giorni.

Nella missiva inviata al Dirigente del Tribunale, Caprioli ricordava le “inaudite dimensioni” del processo, e la conseguente impossibilità ad affrontarlo, senza essere “sollevato dal gestire” la parte di propria competenza “del contenzioso civile ed amministrativo”. Nella lettera non mancava tuttavia un auspicio, affinché fossero ripristinate “in tempi brevi” le condizioni per l'avvio dell'appello. La comunicazione di Caprioli sarebbe stata poi inviata – a quanto pare da Guzzetta – anche alla Reggenza, all'Avvocatura di Stato e all'Ordine degli Avvocati; che proprio ieri si è riunito in assemblea per fare un punto sulle problematiche riguardanti la Giustizia.

Si diceva poi delle reazioni della politica. Ieri DC, Rete, PS, PSD, e gli indipendenti Cecchetti e Margiotta, avevano definito “irrituale e destabilizzante” la posizione di Caprioli. Oggi interviene anche SSD che si allinea sostanzialmente a Civico10 ed RF. “Rallentare la presa d'atto – si legge in un comunicato – significa esercitare un'azione impropria sul lavoro della magistratura, costretta da tale rallentamento ad allungare i termini di esame di processi d'appello”, con il “rischio della prescrizione dei reati”. Da qui l'invito a tutte le forze politiche, sin dal prossimo Consiglio, a garantire “il buon andamento" della Giustizia.