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I costi della sicurezza: le attività si adeguano con dispositivi anti-contagio, 145mila euro stanziati per gli uffici Pa

di Mauro Torresi
4 giu 2020

Termoscanner, termometri, mascherine, gel e detergenti: una lunga serie di dispositivi e materiali divenuti indispensabili per evitare nuovi contagi. Con la pandemia operatori economici e uffici si sono dovuti riadattare, con conseguente spesa. L'esborso dipende da quanto è grande e complessa l'attività economica: si può andare da un semplice kit di dispositivi di protezione e igienizzanti per un piccolo negozio a sistemi elettronici al servizio della salute.

Uno degli adeguamenti che salta all'occhio è nelle sedi della pubblica amministrazione, dai rilevatori della temperatura ai pannelli che separano i dipendenti dagli utenti, fino alla cartellonistica. Lo stanziamento complessivo previsto per gli adeguamenti degli uffici PA è di 145mila euro. 90mila euro di spese sono già state sostenute. Gli interventi, a livello pratico, sono quasi al completo. Due termoscanner installati al Centro uffici e al Tribunale sono stati donati. Stessa cosa per il rilevatore della temperatura che ogni giorno viene utilizzato all'ospedale di Stato. Struttura, quest'ultima, simbolo della riorganizzazione del sistema per affrontare l'emergenza.

Per i privati, il listino degli articoli è variegato. Si può andare, indicativamente, dagli 80 euro circa per un termometro a infrarossi ai 40 euro per una scatola da 50 mascherine, dai 7 euro di una maschera facciale fino ai 127 euro per una piantana con dispenser automatico di gel. Tra le attività economiche che si sono adeguate ci sono parrucchieri ed estetisti. Le spese non si fermano ai dispositivi perché, come spiega il segretario generale Unas, Pio Ugolini, “il vero conto è la prestazione rallentata”, viste le misure da tenere. Lavorare più lentamente e con meno persone, dicono gli artigiani, incide molto più dei dispositivi stessi sugli incassi della giornata.