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Il silenzio che diventa pietra: Muscioni premiato in Campidoglio

Ha voluto condividerlo con chi ha creduto nei suoi progetti. "Questi riconoscimenti non sono mai un punto d'arrivo, sono verifiche". Poi, guardando al senso del suo lavoro: "L'architettura è ciò che nel tempo rimane".

di Monica Fabbri
26 mag 2026
L'intervista all'architetto Enrico Muscioni
L'intervista all'architetto Enrico Muscioni

Alcune opere nascono per sfidare il tempo. In silenzio. Ed è forse proprio il tempo — l'unico giudice che conta davvero in architettura — a decidere ciò che lascerà un segno. Nella solenne Sala della Protomoteca in Campidoglio, Enrico Muscioni ha ricevuto il Premio Templum 2026, assegnato dall'Osservatorio delle Eccellenze Italiane a 20 architetti selezionati in tutta Italia: uno per regione.

A portare San Marino fino al cuore simbolico delle istituzioni italiane due progetti profondamente legati al territorio: la Quasar House di Valdragone e la Lift House di Torriana. Opere diverse, ma unite dalla stessa idea di architettura: non spettacolo, ma permanenza. Non rumore, ma identità.

"Quando devi iniziare da un foglio bianco – ci racconta Enrico Muscioni - la prima emozione, quella predominante, è il dolore. La fatica di non riuscire nell'immediato a tirar fuori qualcosa di buono. Poi, pian piano, le tensioni si sciolgono. E come d'incanto riesci a mettere sul foglio quella che era la tua visione". Un processo creativo che per Muscioni non finisce sulla carta. Perché l'architettura, come ama ricordare, nasce dalla mano e con la mano termina: nel cantiere, nel dettaglio costruito pezzo per pezzo, fino a diventare qualcosa che resiste al tempo con un valore — dice — "molto più solenne".

Ma dietro ogni opera c'è anche una rete umana. Clienti che hanno scelto di fidarsi, collaboratori che hanno condiviso fatiche e sacrifici. Muscioni non dimentica nessuno. "Da ogni cliente imparo qualcosa. È una forma di crescita. Senza fiducia un autore non può realizzare, non può progettare. Questi riconoscimenti, per me, non sono mai un punto d'arrivo, sono verifiche. Se regge sotto i riflettori, vuol dire che si è sulla giusta strada".

Ed è forse proprio qui il cuore più autentico di questo riconoscimento: nell’idea che l’architettura non sia soltanto tecnica o forma, ma memoria costruita. Un dialogo continuo tra persone, paesaggio e tempo.

Poi c'è il sogno, che ogni architetto porta con sé fin da bambino: lasciare qualcosa che rimanga quando non ci sarà più. "Mi piacerebbe che un giorno, quando passerò, ci possa essere qualcosa in questo mondo affinché le persone possano dire: questo è un progetto di Muscioni. Ma lo dico per tutta la nostra categoria. È la grande difficoltà — e la grande opportunità — di questo mestiere". Così, anche San Marino è salita in Campidoglio. Con quella forza silenziosa che appartiene alle cose destinate a restare.





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