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Inaugurato il Bioscience institute: la prima banca di cellule staminali a San Marino

21 apr 2007
Convegno
Convegno
E’ la prima “cell factory” di San Marino per la conservazione di cellule staminali autologhe provenienti dal sangue del cordone ombelicale, ed è stata tenuta a battesimo con un convegno scientifico dedicato allo stato della ricerca, alle applicazioni cliniche e al futuro tra scienza, bioetica e sociale.
La “cell factory” apre dopo avere ottenuto il parere favorevole dell’Autorithy che ha verificato l’ottemperanza del Bioscience institute ai regolamenti internazionali.
Il Congresso di Stato ha autorizzato esclusivamente la conservazione autologa di cellule staminali adulte e non di quelle embrionali. “La sanità pubblica saluta con favore questo valore aggiunto”, ha detto il Segretario di Stato alla sanità, Fabio Berardi, annunciando a breve la nascita del Comitato sammarinese di bioetica, progetto per il quale ha chiesto la collaborazione di Padre Fernando Fabè, decano della facoltà di bioetica dell’ateneo pontificio Regina Apostolorum, lo stesso che sta creando il codice di bioetica interno al Bioscience Institute e che ha portato ai lavori il saluto del Vescovo di San Marino, Luigi Negri.
Padre Fabè ha ricordato che per la Chiesa è l’embrione umano ad essere inviolabile e intoccabile. “In Inghilterra - ha ricordato - stanno studiando la realizzazione di un fegato dalle staminali adulte. L’importante è avere sempre una visione globale dell’essere umano e che, a partire dagli aspetti biologici, sia tutelata al massimo la dignità della persona”.
Nonostante in Italia nascano circa 550mila bambini all’anno, dopo oltre un decennio di lavoro, le banche eterologhe hanno conservato 11.433 campioni di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale di cui 457 sono stati trapiantati. Il resto è stato distrutto.
Attualmente, sul suolo italiano, la conservazione autologa delle cellule staminali non è consentita. L’ordinanza che lo vieta e che viene reiterata dal 2001 scadrà a maggio.
I laboratori sammarinesi si sviluppano su un’area di 550 metri quadri. 220 di questi sono destinati a camere in cui il livello di contaminazione viene costantemente controllato. La conservazione è prevista per 20 anni al costo di ingresso di 2000 euro, più 50 euro annui. Le sacche vengono tenute in deposito immerse in azoto liquido alla temperatura costante di -190 gradi. Il laboratorio del Titano attualmente può conservare almeno 100mila sacche.