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L'Odissea del "Cristo di Michelangelo": si attende il pronunciamento della Cassazione

Un broker assicurativo afferma che l'Ambasciatore Ugolini gli disse di averlo acquistato a Porta Portese. Per l'avvocato Ciabattoni è una testimonianza inattendibile e inutilizzabile: "Abbiamo le prove che proviene dal Libano"

di Luca Salvatori
27 lug 2019
il resoconto di Luca Salvatori
il resoconto di Luca Salvatori

Dopo la decisione del Gip di Rimini di confiscare il Crocifisso attribuito a Michelangelo - tuttora custodito a San Marino nel caveau di Banca Centrale - il difensore di Angelo Boccardelli ha proposto ricorso in Cassazione e la decisione è attesa nell'arco di qualche mese.

Pare senza fine l'Odissea del Cristo Ligneo attribuito a Michelangelo che, solo poche settimane fa, sembrava conclusa con la consegna dell'opera – autorizzata da San Marino - ad Angelo Boccardelli, legittimo erede dell'Ambasciatore Ugolini. L'operazione, che avrebbe dovuto concretizzarsi l'11 luglio all'Ambasciata d'Italia a San Marino, è stata bloccata dalla decisione del Gip di Rimini Benedetta Vitolo che ha disposto la confisca dell'oggetto, pochi giorni prima. Alla base della decisione anche una sommaria informazione testimoniale raccolta dai Carabinieri – nucleo tutela patrimonio – nel 2013, quando il broker assicurativo Massimo Maggio, riferì che l'Ambasciatore Ugolini, 30 anni prima, gli aveva rivelato che quell'opera era stata acquistata al Mercato di Porta Portese, insieme a due giganteschi Leoni in Marmo Rosa, per 1.200.000 lire. Ma quelle informazioni, secondo l'avvocato Ciabattoni, non riflettono la realtà e sono anche inutilizzabili: “Ci sono migliaia di documenti – afferma il legale – secondo i quali il Cristo si trovava in Libano e non a Porta Portese. La testimonianza di Massimo Maggio non rientrava tra quelle previste dalla delega dell'autorità giudiziaria alla polizia giudiziaria e comunque è stata raccolta oltre i termini delle indagini preliminari. Inoltre Maggio non parla di qualcosa che ha visto ma di un racconto che avrebbe sentito”. A parere di Ciabattoni, dunque, la provenienza dell'opera è dal Libano e non dal mercato di Porta Portese. L'Italia, quindi, non potrebbe – a suo dire- rivendicarne la proprietà. Il verdetto della Cassazione sul ricorso presentato il 25 luglio è atteso entro qualche mese. Tuttavia la confisca decisa dal Gip di Rimini è esecutiva e potrebbe produrre i suoi effetti in qualsiasi momento. Per prepararsi a questo nuovo scenario le autorità sammarinesi coinvolte nella tutela dell'opera e nella sua custodia, presso il Caveau di Banca Centrale, si riuniranno il prossimo 6 agosto. Tutti gli altri oggetti d'arte, attualmente conservati insieme al Cristo Ligneo, non sono soggetti ad alcun vincolo e quindi potrebbero essere riconsegnati a Boccardelli.