A San Marino i riflettori tornano ad accendersi sulla fibromialgia. Si è svolto ieri il congresso interamente dedicato a questa patologia che in Europa interessa milioni di persone ma resta spesso invisibile e sottovalutata. Ha riunito sul Titano pazienti, specialisti e istituzioni. Un appuntamento che l’associazione "La Fibromialgia a San Marino" saluta con orgoglio, perché accende i riflettori su una malattia troppo a lungo rimasta ai margini.
“Il deposito del progetto di legge e il fatto che sia andato in prima lettura è già stato un bel successo. Il fatto ora di fare questo congresso è una naturale conseguenza”, commenta il Vicepresidente Andrea Pozzati. Un segnale concreto che qualcosa si sta muovendo.
Ma è un punto di partenza, non un traguardo. “Quello che ci aspettiamo – continua Pozzati - è che ci sia ancora più sensibilizzazione, che anche la parte politica, tutta la parte istituzionale nonché quella legata all'IS abbia un occhio ancora più acceso verso di noi e che ci dia aiuto in tutte quelle che sono le nostre problematiche”. Dal congresso nasce anche un'alleanza che guarda oltre i confini: firmato un protocollo d'intesa tra l'associazione sammarinese e il Comitato Fibromialgici Uniti, nella consapevolezza che fare fronte comune significa moltiplicare la voce.
Nato 10 anni fa dal volontariato, il Comitato si batte per informare, sostenere i pazienti e portare avanti una sfida fondamentale: il riconoscimento della malattia in Italia, affinché non resti più invisibile agli occhi delle istituzioni. “Ci sono delle novità per quanto riguarda il riconoscimento italiano” – chiarisce Catia Bugli, spiegando che la fibromialgia è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza ma manca la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. “Stiamo aspettando la firma della Meloni che spero che arrivi presto, perché questa notizia è stata data a ottobre 2025.
Doveva essere pubblicata in Gazzetta dopo un mese, ma siamo a giugno e siamo ancora qui. Quindi è una grande criticità, ci sono 3 milioni di italiani che aspettano di essere inseriti nei Lea. Spazio anche alla scienza.
Il dottor Claudio Muccioli, già dirigente dell'Authority Sanitaria, porta al congresso i risultati di un campo ancora controverso ma sempre più documentato: l'uso della cannabis terapeutica nella gestione del dolore cronico da fibromialgia. “Si tratta sicuramente di una terapia molto interessante, che potrà offrire bei risultati man mano che la comunità medica e la società ne approfondiranno le molteplici potenzialità di utilizzo”. In particolare – spiega - può rappresentare un'opzione significativa per patologie come – appunto - la fibromialgia, caratterizzate da dolore cronico, dove i trattamenti tradizionali spesso non risultano sufficienti o pienamente efficaci.
Se impiegata in modo appropriato e sotto adeguato controllo medico, la cannabis terapeutica potrebbe aprire nuove prospettive nel trattamento del dolore e nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti.