Un grande passo in avanti per tutelare madri e padri che stanno dando vita a nuovi nuclei familiari. La nuova legge per il sostegno alle famiglie approvata nell'ultima sessione consigliare è stata accolta positivamente dai sindacati che con il confronto costante hanno contribuito alla realizzazione.
“Contrastare il calo delle nascite – scrive la CDLS – significa anche creare condizioni più favorevoli affinché le persone possano scegliere di costruire una famiglia senza che questa scelta comporti penalizzazioni sul piano lavorativo, economico e sociale".
Di grande rilievo per i sindacati il riconoscimento della figura del caregiver: “Che la dimensione della cura sia stata rimessa al centro non è cosa da poco – sottolinea USL - a dare la misura di quanto questo provvedimento fosse atteso c’è, tra le altre cose, la lettera che porta la data del 5 agosto dove ben 55 mamme ne sollecitavano l’approvazione. Servono tanti passi avanti – aggiunge - ma è innegabile che le tutele introdotte siano molto importanti”.
Anche CsdL plaude alla norma anche se resta l'amarezza, scrive, per l’esclusione dei lavoratori frontalieri che non abbiano altri congiunti che possano beneficiarne in Italia. “Nel ribadire la soddisfazione per l’approvazione di questa legge – aggiunge il sindacato - esprimiamo tuttavia un rammarico per tutte le persone che non ne hanno potuto beneficiare nei 4 anni trascorsi dalla precedente legge sulla famiglia del 2022”.
“Abbiamo tanto atteso questa norma – afferma il Segretario Csdl Enzo Merlini – anche se pensiamo non possa risolvere il problema della denatalità. Servono infatti altre misure più organiche a partire dal tema abitativo”. Anche per Milena Frulli, Segretaria generale CDLS, occorrono altri interventi per aiutare i giovani nel formare la propria famiglia, tra cui garantire una maggiore conciliazione vita lavoro. Francesca Busignani, Segretaria generale USL, ritiene serva una rete di supporto completa per permettere alle persone di costruirsi un futuro in possano avere garanzie per sostenere i propri figli e invertire una mentalità dove le donne “purtroppo vengono ancora viste come un costo” per le imprese.