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Lettera in risposta all'editoriale di Antonio Fabbri

30 set 2013
Caro Antonio,
le opinioni sono sempre un esercizio di intelligenza e meritano sempre tutto il rispetto possibile. Tu ed io più volte ci siamo avventurati in discussioni e commenti, e qualche volta abbiamo espresso opinioni dissonanti, ma sempre nella più alta stima e il massimo rispetto possibile.
Leggo oggi questa tua risentita e gratuita critica alla trasmissione “Scusi, mi racconta San Marino?” condotta da Maurizio Costanzo.
Ho avuto la fortuna di seguire tutte le dieci puntate che saranno trasmesse e di lavorare al fianco di colui che è universalmente riconosciuto come un'icona della televisione italiana. Un pezzo di storia.
Quello che scrivi è in parte vero: “mentre andava in onda una rappresentazione di San Marino, la piazza ne dimostrava una diversa”. Verissimo! Trovo però sbagliato mettere in relazione le due cose, che nulla hanno a che fare tra loro, inopportuno definirla “la retorica stucchevole del piccolo Stato nei consessi del mondo”. Mi sembra che tu dimentichi che San Marino è un piccolo Stato che ha l'orgoglio di sedere nei più alti consessi internazionali, e questa non è “retorica stucchevole”, ma sacrosanta verità.
Le proteste per la riforma fiscale di questi giorni cancellano forse gli oltre 1700 anni di storia di questo Paese? Forse il Segretario Valentini non avrebbe dovuto portare la voce di San Marino all'Assemblea delle Nazioni Unite perchè sul Titano era in corso uno sciopero? Non credo tu pensassi davvero che il mondo si sarebbe dovuto fermare di fronte ad una manifestazione, ripeto, sacrosanta e partecipata.
La trasmissione con Maurizio Costanzo è stata pensata per offrire, al di fuori dei confini sammarinesi, un'immagine della Repubblica più vicina alle sue positività, per raccontare i gangli di un Paese che rappresenta una realtà storica di tutto rispetto sullo scenario internazionale, e non quella negativa di uno Stato popolato da furbetti, mascalzoni o persone di malaffare.
Mi dispiace ma non ci sto!
Non faccio parte di nessuna di queste categorie di persone e ho l'assoluta certezza che non ne faccia parte la stragrande maggioranza dei cittadini di questa Repubblica. Certo, le mele marce ci sono come in ogni altro angolo del mondo e vanno combattute, con tutti gli strumenti a disposizione.
Mi dispiace che proprio tu dimentichi che la TV di Stato, che definisci impropriamente come complice di un'operazione di imbellettamento per mascherare la realtà, abbia dedicato, proprio nella serata dello sciopero, una trasmissione di un'ora e mezzo per favorire un ulteriore confronto su un tema che tocca tutti noi. Mi spiace che tu, come altri, non abbiate apprezzato che 20 colleghi abbiano rinunciato al loro sacrosanto diritto di scioperare proprio per garantire un'informazione di servizio pubblico.
Non siamo qui ad imbellettare la faccia e le azioni di nessuno, e lo dico a nome di tutti i colleghi che insieme a me lavorano in questa azienda. Ci piacerebbe registrare un maggior rispetto per il lavoro che facciamo, piuttosto che assistere a denigrazioni spesso livorose e rancorose.
Anche a me, a volte, non piacciono le scelte di questo o quel giornale, ma non ho mai preso carta e penna per farlo sapere.
Mi spaventano le persone che vedono nelle loro idee e convinzioni l'unica verità disponibile, mi preoccupa chi non riesce a vedere al di là del proprio naso e pensa che la nella sua ristretta visuale ci stia il centro del mondo.
Penso, e l'ho detto pubblicamente anche in TV, che le manifestazioni dei giorni scorsi non abbiano contestato solo l'annunciato inasprimento fiscale, ma che abbiano dimostrato un distacco sempre più marcato fra politica e opinione pubblica, che abbiano urlato il dissenso per una situazione difficile da sostenere, e non solo sotto il profilo strettamente economico. E tutto questo è bene che chi ha il compito di rappresentarla, quell'opinione pubblica, lo tenga ben presente.
Penso, altresì, che le infiltrazioni malavitose siano un cancro da estirpare con il bisturi più severo e rigoroso ma so anche, perchè come te non vivo “nel mondo dei mammoli”, che i mafiosi non si riconoscono più per la coppola e la lupara ma utilizzano strumenti ultramoderni e competenze acquisite nel tempo, aggrediscono l'economia reale, si fanno scudo di imprese insospettabili e attaccano un sistema economico al cuore in maniera silenziosa.
Vanno combattuti, chiedendo l'aiuto di tutti, anche nella comunità internazionale. Vanno individuate le persone corresponsabili di queste infiltrazioni e presi gli opportuni provvedimenti per sanzionare comportamenti che hanno il sapore di un attentato alla Repubblica e far di tutto perchè questo non avvenga mai più.
Ma pensare che l'immagine di San Marino stia nei Vallefuoco e nei loro “garanti” trovo significhi perdere di vista che cosa sia davvero questa Repubblica.
San Marino è, ed è stata nei secoli, un punto fermo per l'affermazione e il consolidamento della libertà e della democrazia mondiale ed è su questo suo punto di forza che insieme ad un mostro sacro come Maurizio Costanzo ritengo sia giusto ed opportuno lavorare.
Forse questo non ti piacerà, e probabilmente potrebbe non piacere a qualcun altro, ma se avrai la pazienza di vederti tutte e dieci le puntate che abbiamo realizzato, senza atteggiamenti preconcetti, forse potresti anche finire per cambiare idea e apprezzare lo sforzo di chi prova a far capire fuori da qui, che San Marino non è solo truffe, triangolazioni, operazioni opache e terreno appetibile per le mafie.
Con la stima di sempre.

Sergio Barducci