Oltre 90 sanitari palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane. Eccoli: i loro volti stampati su poster. Ci sono pediatri, medici specializzandi, farmacisti, paramedici, infermieri, primari, chirurghi, studenti. Non sono soli: nella Giornata internazionale dei Diritti Umani colleghi italiani ne chiedono la liberazione al grido “La sanità non si imprigiona”.
Sono 51 gli ospedali che, da nord a sud, hanno aderito alla mobilitazione promossa dalle reti “Digiuno Gaza” e “Sanitari per Gaza”. Tra loro anche l'Infermi di Rimini. Lungo lo stivale braccia incrociate, flash mob, raccolta fondi, in un abbraccio corale sentito e partecipato.
Dietro ogni volto ci sono famiglie e storie che non possono essere raccontate. Poi ci sono le testimonianze drammatiche di chi è tornato dall'orrore: una voce per chi non ha voce. Il medico riminese Venanzio Galdieri legge le dichiarazioni del dottor Khaled Al Serr, chirurgo del Nasser Hospital, rilasciato nell'ottobre del 2024 “dopo essere stato detenuto per sette mesi senza accuse a suo carico”: “Sono stato arrestato dentro l'ospedale mentre era sotto assedio. Ci hanno costretti a spogliarci e a camminare nudi davanti a tutti. Poi ammassati in stanze improvvisate, ammanettati con fascette per cinque giorni. L'atmosfera era colma di umiliazione costante e paura. In prigione le regole erano sempre le stesse: mani ammanettate, occhi bendati anche di notte e divieto assoluto di parlare. Ho subito 14 irruzioni nei reparti, riportando ferite ai testicoli, al torace e agli occhi. Durante un trasferimento mi hanno picchiato le gambe, calpestato, schiacciato le dita dei piedi con gli stivali e trascinato per due minuti. Decine di altri medici e infermieri sono tuttora detenuti senza alcun capo d'accusa e sottoposti a torture”.