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A Montecchio un ospedale rifugio per animali selvatici

29 lug 2007
Un ospite del rifugio
Un ospite del rifugio
Il posto è piccolo, due voliere e un riparo per gli animali più grandi, e si basa sul lavoro volontario di un veterinario e delle guardie ecologiche dell’Ugraa. E’ l’embrione di ospedale rifugio per rapaci, uccellini, caprioli e animali bisognosi di cure e attenzioni. In attesa di poter contare su uno spazio maggiore e su aiuti pubblici, chiesti ma non ricevuti, a Montecchio ogni giorno 4/5 persone cercano di rimettere in sesto questi piccoli pazienti. Ad accoglierli le conoscenze di un veterinario, Danilo Lanci, e la buona volontà delle guardie ecologiche.
Si è sparsa la voce che a San Marino esiste un piccolo ospedale rifugio per animali selvatici dove, in tre anni, sono passati una trentina di pazienti a due e quattro zampe come istrici, tassi, piccoli rapaci e piccoli caprioli, uccellini caduti dal nido. Un lavoro silenzioso, fatto di amore per la natura e tanto impegno perché si tratta di animali selvatici difficili da trattare e curare.
Arrivano spaventati, traumatizzati da incidenti soprattutto naturali che provocano lesioni di vario tipo. E’ il caso di un assiolo, un piccolo rapace che presentava una lesione forse dovuta all’impatto con una macchina. Ghiotti di insetti, questi uccelli volano bassi inseguendo le prede, incuranti degli ostacoli. Dopo alcuni giorni di cure e attenzione é stato rimesso in libertà. L’altro è un barbagianni con un’infezione ad un occhio che verrà presto liberato.
“La difficoltà maggiore - spiega il veterinario - è proprio curare lo stress provocato da un ambiente sconosciuto, da odori diversi, dal contatto con l’uomo”. Nel rifugio si trovano anche due piccoli tenerissimi caprioli che verranno liberati in settembre. Sono stati portati da cittadini. Erano nascosti tra i cespugli, “ma in natura - spiega il veterinario - questi animali non vengono abbandonati dalla madre. Quindi l’atteggiamento giusto è quello di segnalare alle guardie ecologiche l’avvistamento senza toccare i cuccioli, perché l’odore lasciato dalla mano dell’uomo provoca un rifiuto della madre naturale, e allora sì che verrebbero abbandonati”.