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Nove magistrati del Tribunale all'attacco: "Emergenza democratica in atto"

Chiedono "figura di garanzia" come dirigente, e ai Reggenti una convocazione urgente del Consiglio giudiziario

di Francesca Biliotti
1 ago 2020

In una lunga lettera 9 magistrati del Tribunale di San Marino lanciano gravi accuse parlando di “emergenza democratica in atto”. Arrivano parole di fuoco dalla maggioranza dei giudici, 9 per la precisione: i professori David Brunelli, Francesco Caprioli, Laura di Bona, Andrea Morrone e Ferdinando Treggiari; i dottori Roberto Battaglino, Alberto Buriani e Antonella Volpinari, e l'avvocato Massimiliano Simoncini. “Siamo preoccupati per l'emergenza democratica in atto – è l'attacco – e per le gravi ingerenze nell'amministrazione della giustizia”. “Non è normale che i giudici si rivolgano agli organi di stampa – puntualizzano subito – ma delle gravi ingerenze in atto a tutti i livelli si sono ormai occupate svariate testate locali e nazionali, e la maggioranza dei giudici non può, col proprio silenzio, avallare ciò che sta accadendo”. Chiedono di reclutare, nel ruolo di dirigente, “una figura di garanzia”. Figura d'altra parte già da loro individuata e messa nero su bianco in una nota inviata ai Reggenti e a tutti i membri del Consiglio giudiziario plenario nel professor Giovanni Guzzetta, già dirigente. E dopo il Consiglio giudiziario del 24 luglio, sono tornati ad avanzare istanza ai Reggenti, con data 30 luglio, affinché “convochino con assoluta urgenza il Consiglio giudiziario in seduta ordinaria”, oltre a richiedere “l'urgente e preliminare trasmissione dei verbali delle sedute del Consiglio giudiziario del 13 e 24 luglio”. Durante quest'ultima riunione, scrivono i 9 magistrati, “col voto favorevole di 7 politici della maggioranza e, parrebbe, di soli 3 giudici, dunque col voto di appena 10 dei 23 membri che compongono l'organo – è la puntualizzazione – è stato ripristinato nella propria funzione dirigenziale il magistrato Valeria Pierfelici, e cessato l'incarico del professor Guzzetta. Il Consiglio medesimo – sottolineano ancora i togati – si è poi impegnato ad avviare un percorso condiviso per il reclutamento di una figura di garanzia per tutto il Tribunale”.

Il 27 luglio poi, prosegue il racconto dei giudici, ogni magistrato ha ricevuto un testo, definito “Disposizioni sull'organizzazione del lavoro”, “all'apparenza – scrivono – contestualmente dettate dalla dottoressa Pierfelici, in quella stessa notte dimessasi.


In un sol colpo – è la conclusione dei giudici – sono stati raggiunti allarmanti risultati: si è reso acefalo il Tribunale, privandolo di ogni attuale e trasparente guida organizzativa; si è intervenuti con profonda revisione delle competenze di tutti i giudici, incidendo sui procedimenti in corso; si è evitato di esaminare e valutare in concreto, nel merito, l'attività del professor Guzzetta, e soprattutto reintegrando la dottoressa Pierfelici nel ruolo di magistrato dirigente senza ricorso ad elezione di parte togata; si è indotta la stragrande maggioranza dei magistrati a segnalare l'impossibilità di dare applicazione alle suddette “Disposizioni”, e di ritenere la conseguente necessità di seguitare, a salvaguardia della validità dei procedimenti in corso, nell'osservanza delle precedenti determinazioni assunte dai dirigenti professori Ferroni e Guzzetta”. Dunque in attesa di un nuovo Consiglio giudiziario, i magistrati hanno deciso di non tener conto delle nuove disposizioni, ma di continuare nella loro attività di sempre. I 9 giudici firmatari terminano con un ironico “complimenti per la straordinaria efficienza della istituzione, che nottetempo e in seno al Consiglio plenario, parrebbe abbia elaborato all'impronta a Palazzo Pubblico 18 pagine di disposizioni che hanno completamente stravolto l'organizzazione del Tribunale e del lavoro dei giudici, e quindi scritto la pagina più nera della storia giudiziaria della Repubblica”.