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Operazione Vulcano: sono i metodi mafiosi usati ad aver scosso l’opinione pubblica

18 mar 2011
Una violenza psicologica inaudita: minacce che andavano addirittura a toccare la sfera privata delle vittime. Questo, per la procura di Bologna e la Dda, ha dovuto subire la coppia di commercianti - lui titolare di due aziende a San Marino, lei con un negozio di abbigliamento a Riccione - in balia del gruppo criminale finito in manette nell’ambito dell’operazione Vulcano dei Ros, con l’accusa di usura ed estorsione, aggravata dal metodo mafioso. Secondo quanto emerge dalle indagini, gli arrestati avevano minacciato pestaggi e di sequestrare persino i figli della coppia. E come si sa, in certi casi il passo dalle parole ai fatti è breve. Soprattutto quando si parla di presunti appartenenti ai clan Vallefuoco, Mariniello e ai Casalesi, fazione Schiavone, tutti e tre ben saldati in Romagna.
Sottoposti a forti pressioni, i malcapitati sono stati costretti a consegnare non solo ingenti somme di denaro, ma anche oggetti di valore, due furgoni, capi d’abbigliamento di lusso. Tutto per aver contratto debiti con altre persone, che avevano poi ceduto il credito ai clan. E’ quanto emerge dall’ordinanza emessa dal gip di Bologna Bruno Perla su richiesta del pm Enrico Cieri. Insomma, una storia che ha destato e continua a destare scalpore sia sul Titano che nel circondario, zona certamente non avvezza a queste pratiche malavitose. Se si tratta di casi isolati, saranno le indagini a stabilirlo.