Continua a far discutere la decisione del Congresso di Stato di accogliere fino a 30 profughi palestinesi, prevista dal Decreto Legge n. 154 del 18 dicembre 2025. Sono varie le reazioni emerse nei giorni scorsi, tra cui una raccolta firme online che chiede di fermare l'iniziativa per scongiurare problemi di sicurezza futuri in territorio.
Non sono mancati anche messaggi di supporto, tra cui quello della CSDL. Sul tema torna a intervenire anche il Collettivo San Marino per la Palestina, che con una nota stampa chiarisce le proprie posizioni e rilancia un confronto aperto con la cittadinanza sul tema.
Quella intrapresa è per gli attivisti "una scelta di civiltà, umanità e coerenza storica. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Repubblica seppe accogliere oltre 100.000 rifugiati, un numero che superava di gran lunga la popolazione residente dell’epoca. Un esempio di straordinario coraggio civile che ha trovato continuità anche in tempi recenti, con l’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra in Ucraina. Oggi, l’accoglienza di 30 cittadini palestinesi si inserisce naturalmente in questa tradizione. È una risposta concreta a una situazione di estrema gravità, determinata da violazioni sistematiche del diritto internazionale e aggravata dall’inerzia della comunità internazionale".
Secondo il Collettivo, anche un numero limitato di persone accolte rappresenta comunque "una risposta concreta alla disperazione di chi è costretto a fuggire da una situazione di estrema sofferenza", respingendo l’idea che si tratti di un gesto puramente simbolico o ideologico. Nel comunicato si evidenzia infatti che il decreto introduce strumenti giuridici reali e strutturati, capaci di garantire protezione temporanea, accesso ai servizi essenziali e un percorso di accoglienza ordinato e controllato. Non manca un passaggio dedicato al clima che si è creato attorno alla vicenda. Il Collettivo esprime preoccupazione per i toni di odio e di forte contrapposizione emersi soprattutto sui social, osservando come il dibattito stia spesso scivolando su posizioni emotive e semplificazioni, anziché fondarsi su dati, fatti e confronto civile. "Riteniamo necessario riportare questa discussione su un piano di umanità e responsabilità - scrivono - lontano da pregiudizi e strumentalizzazioni".
Il Collettivo ha annunciato infine l’organizzazione di un incontro pubblico sul tema dopo le festività, pensato come spazio di dialogo aperto per spiegare le ragioni dell’accoglienza, ascoltare dubbi e osservazioni e costruire insieme percorsi condivisi. "Vogliamo che questo tema venga affrontato guardandosi negli occhi, fuori dalle dinamiche distorte delle piattaforme digitali".