Un gambo allungato, un cappello più o meno largo, colori e forme che cambiano da specie a specie. Il fungo si riconosce anche così, ma l’occhio, soprattutto quello di chi non è esperto, può essere ingannato. Perché una specie commestibile può assomigliare moltissimo a una tossica. E quella che sembra una differenza minima può fare la differenza tra uno da portare in tavola e uno da lasciare nel bosco. È proprio per questo che, prima che il raccolto finisca nel cestino della spesa – e soprattutto nel piatto – può essere necessario un passaggio in più.
Gli esperti dell’Associazione Micologica Sammarinese sono a disposizione gratuitamente per controllare i funghi raccolti dai cittadini e stabilirne la commestibilità. Un lavoro che parte dall’osservazione, ma che richiede conoscenze precise. Perché non esiste il semplice “sembra buono”. E nemmeno i vecchi trucchi della tradizione possono sostituire il riconoscimento di un esperto. Il rischio, infatti, non è soltanto quello di confondere una specie commestibile con una tossica. Anche un fungo commestibile deve essere raccolto, conservato e preparato nel modo corretto. E poi c’è il fattore tempo. La stagione dei funghi è legata alle condizioni del bosco, alle piogge e alle temperature. Cambiamenti che possono influenzare la presenza e la crescita delle diverse specie. Il messaggio degli esperti, dunque, è semplice: raccogliere sì, ma senza improvvisarsi micologi. E se davanti a un fungo resta anche solo un dubbio, meglio fermarsi prima di metterlo in padella.
Nel video, l'intervista a Sante Vagnetti, presidente Associazione micologica sammarinese