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Rimini, il rilascio di una tartaruga marina diventa un esperimento per studiare l'Adriatico

Sull'esemplare, salvato e curato da Fondazione Cetacea, sarà posto un localizzatore per alcune ore. Pari: "Osserveremo il mare con i suoi occhi"

di Nicola Petricca
27 mag 2026

Vedere il mare come lo vede una tartaruga marina. Anche la quinta edizione di "Adriatico sull'onda dello sport", evento realizzato da Coni Emilia-Romagna e Club Nautico Rimini, sarà affiancata venerdì a mezzogiorno dal rilascio in acqua di una tartaruga marina curata dalla Fondazione Cetacea di Riccione, ma in questo caso l'iniziativa andrà oltre il mero momento di sensibilizzazione ambientale, diventando un esperimento scientifico.

Per la prima volta, sul carapace di un tartaruga sarà installato un localizzatore non satellitare contenente una laboratorio in miniatura. Esso raccoglierà dati su salinità, acidità e temperatura del mare della Riviera, ma registrerà anche delle immagini, consentendo di osservare il comportamento di questi rettili nel proprio habitat.

"Tutti i dati che riusciamo a recuperare dal mare sono importanti, anche perché il mare è sempre più attaccato e sempre più inquinato - spiega Sauro Pari, presidente della Fondazione Cetacea -. Quindi i dati che questi apparecchi ci possono fornire saranno indispensabili per capire anche il futuro del mare. Dall'altra parte c'è anche l'aspetto relativo alle tartarughe marine, cosa fanno, dove vanno, cosa fanno quando sono in mare. Noi sappiamo cosa fanno quando le recuperiamo per curarle quando stanno in vasca, ma in mare è tutto molto ipotetico".

Lo studio è frutto di un progetto delle Università di Pisa e Copenaghen, che da qualche anno ha coinvolto la stessa Fondazione Cetacea, e porterà diversi ricercatori in Riviera nei prossimi giorni. La rilevazione durerà circa otto ore, poi il dispositivo si staccherà, sarà recuperato dalla Guardia di finanza e i dati raccolti saranno analizzati. Pari, che spiega di aver recuperato e portato in cura lunedì una grossa tartaruga colpita con una martellata, parla di atteggiamento duplice nei confronti di questi animali: da un lato chi li apprezza e rispetta, dall'altro chi li mal sopporta. Secondo il presidente, questa ricerca sarà utile anche per far comprendere l'importanza delle tartarughe nel nostro ecosistema marino.

"L'Adriatico è un'area in cui sono molto presenti e ovviamente vengono danneggiate sia dalla pesca, sia dai mezzi che transitano, ma anche dall'inquinamento e dalla plastica - prosegue il presidente -. Ci sono operatori che lavorano in mare che hanno una specie di fastidio dalla presenza delle tartarughe e si comportano di conseguenza. È molto sbagliato perché, ad esempio, nell'area di Goro, le tartarughe mangiano il granchio blu, che è il flagello per gli allevatori, quindi colpire una tartaruga è veramente un errore molto grave".






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