CONTRATTO SCADUTO

Salariati AASLP sul Pianello: "Basta promesse, con le nostre paghe fatichiamo ad arrivare a fine mese"

Dalle parole ai fatti: dopo la chiamata dei sindacati alla mobilitazione, salariati dell'Azienda per i lavori Pubblici (circa una trentina) si sono dati appuntamento sul Pianello per lanciare, durante i lavori del Consiglio, il loro messaggio di protesta. Attendono da 12 anni il rinnovo del contratto e dopo aver condiviso con la Direzione un testo normativo, avevano ricevuto dalla Segreteria competente rassicurazioni su una proposta economica entro il 30 giugno. Chiedono al Governo il rispetto degli impegni, messi nero su bianco nella delibera dell'11 aprile, ormai scaduta. “Siamo qui perché c'è un'emergenza, bisogna rispondere alle aspettative di 130 persone con contratto scaduto da tempo e retribuzioni basse. Occorre che lo Stato dia un segnale”, afferma il segretario Fucs-Csdl Stephane Colombari. L'incontro di martedì con il Segretario Canti non soddisfa i sindacati.
Il Governo – dicono - vuole trattare gli aumenti salariali dell'Azienda Lavori Pubblici allo stesso tavolo del rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione. “Da quando abbiamo iniziato la trattativa, oltre un anno fa – rimarca il segretario FCS-Cdls Nicola Canti - ci siamo sempre espressi per tenere separati i due ambiti contrattuali perché ci sono grosse differenze e non possiamo accettare di parlare del contratto dei salariati insieme a quello della pa”. “Porterebbe ad un allungamento dei tempi di circa un anno e mezzo” – rincara la dose Fabrizio Belloni della Federazione Servizi e Commercio di Usl. “Ci sembra un prolungarsi eccessivo, perché a quel punto parleremmo di un contratto di 15 anni. Quindi siamo qui, sulla spinta dei salariati, per far sentire senza polemiche che siamo ad un punto in cui un riconoscimento economico sarebbe, non dico doveroso, ma gradito”.
Dal canto loro, i lavoratori chiedono rispetto e considerazione: “Ci prendono in giro da 12 anni, siamo frustrati. Non possiamo più aspettare, il caro vita ci sta mettendo in ginocchio”. “Con una paga da 1.600 euro – spiegano – chi ha famiglia fatica ad arrivare a fine mese”. C'è rabbia e delusione: “Ci fanno promesse e poi ci ritroviamo sempre al palo. Abbiamo tutti dei bambini, adesso basta, vogliamo certezze”. Sperano che le loro voci non restino inascoltate: “Se ne possono dire tante ma le chiacchiere contano poco. Bisogna intervenire e dare almeno atto a chi lavora di essere retribuito per quel che merita”.

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