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San Marino seconda al mondo per longevità, ma quasi 13 anni non sono in piena salute

Un vasto studio comparativo pubblicato su The Lancet Public Health mette al centro il divario medio mondiale tra speranza di vita e vita in buona salute. Il Titano è sul terzo gradino del podio per gli anni vissuti sani

di Davide Giardi
5 set 2026

La Repubblica di San Marino si conferma ai vertici mondiali per longevità, ma vivere più a lungo non significa necessariamente restare in buona salute. Secondo un vasto studio comparativo pubblicato su The Lancet Public Health, nel 2023 la speranza di vita sammarinese ha raggiunto 85,1 anni, il secondo valore tra tutti i Paesi e territori analizzati, alle spalle soltanto di Singapore, con 85,4 anni.

San Marino occupa una posizione di vertice anche per la speranza di vita in buona salute, pari a 72,2 anni, terzo risultato mondiale. Ma tra i due indicatori si apre un divario di circa 12,9 anni: quasi tredici anni di vita che, in media, vengono trascorsi con una condizione di salute non pienamente integra. Nel 1990 la stessa distanza era di circa 10,2 anni. In poco più di tre decenni, infatti, la speranza di vita complessiva è aumentata di 6,7 anni, da 78,4 a 85,1, mentre quella in buona salute è cresciuta di 4,1 anni, da 68,2 a 72,2.

È il cosiddetto "morbidity gap", la distanza tra longevità e longevità in salute, che lo studio del Global Burden of Disease segue dal 1990 al 2023. A San Marino la quota della vita trascorsa non in piena salute è salita dal 13,1% al 15,1%, con un aumento di 2,1 punti percentuali. Un andamento che mostra come i progressi nella sopravvivenza siano stati più rapidi di quelli nella capacità di conservare una buona salute lungo tutto l'arco della vita.

Il fenomeno è particolarmente evidente tra le donne. Nel 2023 le sammarinesi raggiungono una speranza di vita di 87,2 anni, contro gli 83,2 degli uomini, ma la differenza nella vita in buona salute è molto più ridotta: 72,8 anni per le donne e 71,7 per gli uomini. Il risultato è un gap di morbilità di 14,3 anni per le donne, contro 11,5 per gli uomini. Nel 1990 erano rispettivamente 11,8 e 8,8 anni.

Il caso sammarinese si inserisce in una tendenza ormai globale. Lo studio conclude infatti che i progressi nella sopravvivenza stanno superando quelli ottenuti nel ridurre malattie e disabilità: tra il 1990 e il 2023 il divario medio mondiale tra speranza di vita e vita in buona salute è salito da 8,8 a 10,7 anni, e le stime indicano un ampliamento in 203 dei 204 Paesi e territori analizzati. Nel 2023, in media, il 14,5% della vita è stato trascorso in condizioni di salute non ottimale. Per gli autori, quindi, il successo delle politiche per l'invecchiamento non può più essere misurato soltanto attraverso la riduzione della mortalità, ma deve avere come obiettivo l'allungamento della "healthspan", cioè degli anni vissuti in buona salute.





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