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Satira anti-islam, in Francia chiudono scuole e ambasciate

20 set 2012
Satira anti-islam, in Francia chiudono scuole e ambasciate
Satira anti-islam, in Francia chiudono scuole e ambasciate
Il film su Maometto ha scatenato la dura reazione del mondo Arabo. Le proteste proseguono, il mondo riflette e si divide. L’epicentro della protesta è ancora il Pakistan, dove almeno 24 persone sono rimaste ferite in violenti scontri con la polizia durante una manifestazione studentesca nella capitale Islamabad. L'esercito è intervenuto per impedire che i dimostranti marciassero verso la zona diplomatica dove sorgono diverse ambasciate stranieri. Quando i soldati hanno respinto con la forza i giovani, sono nati violenti scontri. Tra i feriti ci sono 15 poliziotti. A causa del protrarsi delle violenze il Dipartimento di Stato Usa ha esortato i cittadini statunitensi a evitare viaggi nel Paese che non siano strettamente necessari, e chiede «con forza» a coloro che già si trovano in Parkistan di tenersi lontanti da qualsiasi protesta. Dall'Iraq il primo ministro ha accusato «i sionisti e le organizzazioni fondamentaliste cristiane» di essere dietro alla diffusione del film anti-islamico e alla pubblicazione di vignette giudicate offensive del profeta Maometto, sottolineando che il Medio Oriente è minacciato da divisioni «settarie» tra diverse fedi religiose. Manifestazioni anche a Kabul.
Tensione anche in Francia dopo la pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto. Si temono violenze domani nel giorno del venerdì di preghiera islamico. Il partito dei Fratelli musulmani egiziani, Giustizia e libertà, chiede al governo francese di prendere una misura "decisa e urgente" contro Charlie Hebdo, cosi come fatto già per le foto di Kate Middleton.
Intanto sul film americano ritenuto blasfemo su Maometto è intervenuto anche il segretario generale dell’Onu. Ban Ki-moon ha definito scandoloso il film su Maometto che ha provocato violenze in diversi Paesi arabi. Poi, riferendosi alle vignette pubblicate in Francia, il segretario generale dell’Onu ha ribadito il diritto inalienabile alla libertà di espressione ma ha lanciato un appello perché non diventi un pretesto per “umiliare gli altri nei loro valori e credenze.