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Secondo grado “Re Nero”: Corte d'Appello emette la sentenza. Ridotte le pene agli ex vertici di Asset

Nessuno stravolgimento, rispetto a quanto deciso dal Tribunale di Forlì; resta l'aggravante della transnazionalità

30 set 2020

Nessuno stravolgimento; la Corte d'Appello di Bologna, dopo essersi riunita questa mattina in camera di consiglio, ha emesso una sentenza che sostanzialmente conferma l'impianto di quella di primo grado. E soprattutto, come era stato deciso dal Tribunale di Forlì, è stata mantenuta l'aggravante della transnazionalità – divenuta punto nodale di questa vicenda processuale -, in caso contrario si sarebbe presumibilmente andati incontro ad una generalizzata prescrizione. La Corte felsinea, tuttavia, riguardo al reato di riciclaggio, ha escluso l'aggravante della commissione del fatto nell'esercizio di un'attività professionale, ritenendo al contempo sussistente una circostanza attenuante giudicata prevalente rispetto alle residue aggravanti. Da qui una riduzione della condanna per gli ex vertici di Asset Banca, dopo gli 8 anni e 10 mesi inflitti nel 2018 per riciclaggio transnazionale e raccolta abusiva del credito. La pena complessiva, per l'ex Presidente Stefano Ercolani, è stata fissata in 6 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione. 5 anni, invece, per l'ex Direttore Barbara Tabarrini.

Per il resto si registra l'assoluzione di Vincenzo dell'Aquila, e riduzioni di pena per gli altri 5 imputati, fra i quali Cristian Cicchetti, Daniele Santarossa e Alessandro Cervesato. Per loro – già dipendenti dell'istituto di credito sammarinese – pene che vanno dai 2 anni ad 1 anno e 4 mesi, in secondo grado; di conseguenza è stato riconosciuto dalla Corte d'Appello il beneficio della sospensione condizionale della pena. Entro 90 giorni il deposito delle motivazioni. Stefano Ercolani intanto dichiara di essere sorpreso da questa sentenza, “perché l'aggravante transnazionale – afferma - non sussiste, l'aveva esclusa anche il Pubblico Ministero durante il processo a Forlì. Su richiesta del Presidente della Corte – continua – abbiamo prodotto nuova documentazione relativa all'unico caso di presunto riciclaggio da 203.000 euro contestato, ma non ne è stato tenuto conto”. “Documentazione che – sostiene Ercolani – esclude in toto l'ipotesi di riciclaggio. Attendiamo le motivazioni della sentenza. Certamente – conclude - faremo ricorso in Cassazione; siamo fiduciosi in un esito positivo; quanto avvenuto è inaccettabile”.