Si riapre il caso Litvinenko: per il fratello "Putin non fu il mandante"

Londra ha appena deciso l'apertura di una nuova inchiesta pubblica sulla morte di Aleksandr Litvinenko. Il fratello dell'ex spia russa, che vive a Rimini, ha cambiato opinione e ora pensa che il mandante non fu Putin. Dubbi anche sull'avvelenamento al polonio.

La storia di Aleksandr Litvinenko tocca indirettamente anche l'Italia e San Marino. In quella vicenda compaiono infatti anche Mario Scaramella e il fratello minore dell'ex agente segreto ucciso a Londra. Maxim vive da anni a Rimini dove ora lavora come consulente di investitori russi.
Quando Aleksandr morì il 23 novembre 2006 la prima ipotesi investigativa fu che ad ucciderlo fosse stato il polonio 210 radioattivo messo in una tazza di te al Millenium Hotel dagli ex agenti russi Lugovoj e Kovtun. Ma ora Maxim non crede piu' a quella versione e neppure che il mandante fosse l'allora, ed attuale, presidente russo Putin anche se sarebbe stato lo stesso Aleksandr Litvinenko a scriverlo in una lettera in punto di morte.

Luca Salvatori

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