Il momento, a fine estate, arriva un po' per tutti: fare le valigie, salutare le vacanze e riprendere le attività quotidiane, quasi mai con il sorriso. Molti la chiamano “sindrome da rientro”, anche se non ha una diagnosi vera e propria nel DSM, ma colpisce ogni anno milioni di persone in tutto il mondo. Abbiamo chiesto a un esperto, allo psicologo e psicoterapeura Federico Betti, quali sono i principali sintomi e le possibili strategie per affrontarli.
"I sintomi principali riguardano una stanchezza, un senso di debolezza che può arrivare fino a una sensazione di tristezza, malinconia o addirittura sintomi di ansia e nervosismo al rientro, subito dopo il rientro dalle ferie, con mal di testa o addirittura disturbi del sonno e irritabilità. Sicuramente è consigliabile prendersi dei giorni di cuscinetto, sia pre partenza che post rientro, questo però è reso difficile dalla frenesia dei ritmi odierni. Altrimenti vengono indicate le strategie di regolazione emotiva, tra cui la respirazione diaframmatica e la tecnica di mindfulness, che sono utili per distaccarsi dai pensieri automatici", il parere dello psicoterapeuta Federico Betti.
Le vacanze, soprattutto negli ultimi anni, si sono trasformate. Sono diventate brevi, per problemi economici, ma anche per necessità lavorative.
Ma si stava meglio prima? Oppure adesso abbiamo trovato maggiore equilibrio durante l'anno?
"Oggi le vacanze in generale non sono più periodi lunghi come in passato, ma sono invece più brevi e frammentate, magari più frequentemente durante l'anno. Entrambi naturalmente queste posizioni hanno sia vantaggi che svantaggi. Se da un punto di vista dell'adattamento, una vacanza più lunga consente al cervello un maggior tempo per adattarsi, le vacanze più brevi intervallano maggiormente il periodo dell'anno, quindi consentendo un respiro, una ripresa anche più più frequente", continua il Dott. Betti.
Un problema frequente riscontrato anche negli studi e nel lavoro quotidiano dell'esperto è quello legato al sonno, che in vacanza rischia di essere stravolto con il cambiamento dei ritmi:
"Il sonno è una delle attività importantissime quotidiane per il cervello, perché durante il sonno il cervello non si spegne ma si 'ripulisce' in qualche modo e ha bisogno di una regolarità. Quindi sballare i ritmi sonno-veglia per brevi periodi, quali possono essere una o due settimane di una vacanza, è sicuramente a un costo molto elevato al rientro e per la ripresa di questi ritmi. Il consiglio sarebbe mantenere una regolarità maggiore possibile."
Ma come si viene fuori dalla sindrome da rientro? Avere buoni rapporti con i colleghi aiuta molto, ma se ci sono frizioni pregresse, invece, i problemi potrebbero acuirsi.
"Se, da una parte, l'allontanamento dai colleghi con cui abbiamo dei buoni rapporti può aumentare la voglia, il desiderio, di ritrovarsi insieme, che può essersi un po' saturato durante il periodo lavorativo, e dall'altra invece possono avere anche un effetto di evitamento. Quindi 'io, attraverso il periodo di ferie, evito il contatto con i colleghi'. Da una parte si rientra volentieri, seppur nell'ambito lavorativo, ma si rientra volentieri e rimotivati all'anno successivo. Dall'altra le problematiche presenti prima delle ferie al rientro vengono acuite se si hanno queste caratteristiche di evitamento, quindi qui parliamo di ansia. Un evitamento è una classica strategia disadattiva dell'ansia", conclude lo psicoterapeuta Federico Betti.