Preoccupazione per il clima che si respira sui social network e per le ricadute educative che questo comporta nelle scuole. È quanto emerge dalla lettera aperta firmata da un gruppo di 53 insegnanti della Scuola Media di San Marino, indirizzata alla comunità sammarinese e alle istituzioni.
I docenti spiegano di intervenire non solo “in qualità di insegnanti della Scuola Media sammarinese”, ma soprattutto “come adulti che ogni giorno lavorano a stretto contatto con ragazze e ragazzi, accompagnandoli nel loro percorso di crescita educativa, civile e umana”. Al centro della riflessione, il "clima di odio" che caratterizza, quotidianamente, molte discussioni online, in particolare nei gruppi locali. “Un clima che entra inevitabilmente nelle scuole, nelle aule e nelle relazioni educative”, scrivono gli insegnanti, sottolineando come gli studenti siano “profondamente influenzati” da ciò che vedono nello spazio digitale.
Pur riconoscendo l’importanza delle iniziative promosse negli ultimi anni contro bullismo e cyberbullismo, i docenti evidenziano una forte contraddizione: “Non possiamo ignorare il profondo scollamento tra i messaggi educativi proposti a scuola e ciò che i ragazzi osservano quotidianamente nello spazio pubblico digitale”. Nei commenti online, spiegano, “si leggono ogni giorno parole cariche di odio, violenza verbale, sessismo e razzismo”, spesso scritte da adulti. Una situazione che, per chi educa, risulta particolarmente problematica, soprattutto nella missione di insegnare agli studenti valori come "il rispetto, l’empatia e l’uso responsabile delle parole", con gli adulti che spesso sono i primi a "diffondere odio e disprezzo pubblicamente”.
Il dito viene anche puntato verso le istituzioni, la cui "assenza di una presa di posizione netta, pubblica e inequivocabile" rispetto a episodi recenti sui social viene vista non come neutralità, "ma una forma di tolleranza che rischia di legittimare linguaggi incompatibili con i valori educativi”. Il problema, sottolineano gli insegnanti, è prima di tutto educativo: “I giovani osservano, imitano, interiorizzano”. Per questo, la prevenzione non può ricadere esclusivamente sulla scuola: “Deve coinvolgere l’intera comunità educante e l’intero spazio pubblico, compreso quello digitale”.
L’appello finale è a una responsabilità collettiva e a una coerenza tra parole e comportamenti: “Educare al rispetto significa prima di tutto praticarlo”. In una realtà piccola come San Marino, concludono, “le parole hanno un peso ancora maggiore” e proprio per questo dovrebbero essere un esempio di civiltà e rispetto.
Leggi la lettera aperta degli insegnanti
Sostegno all'appello degli insegnanti da Alleanza Riformista. "La scuola, che già tanto fa, non può essere lasciata sola a promuovere il rispetto se, nel dibattito pubblico, vengono tollerati linguaggi offensivi e divisivi". Assicurato l'impegno come partito di maggioranza ad introdurre azioni concrete e promuovere un uso più responsabile del linguaggio pubblico, "a partire da quello utilizzato nelle istituzioni, - scrive AR - che devono per prime dare il buon esempio".