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Tracce di realtà, l'editoriale del Dg Carlo Romeo

11 dic 2017
editoriale
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Parliamo di giornalismo anche noi e non saremo brevi, meglio avvisare subito. Di giornalismo ne parlano infatti in tanti solo che noi a RTV il giornalismo lo conosciamo, lo facciamo ogni giorno e a detta di quelli che il mestiere lo conoscono - magari perchè hanno diretto il Corriere della Sera o sono amministratori in Rai oppure dirigono il Tg5, tanto per citare - lo facciamo bene.
Ne parliamo perchè ogni tanto qualche precisazione sul tema serve. Solo precisazioni. Lungi da chi scrive infatti dare lezioni di giornalismo, un po' perchè ce ne sono già tanti che lo fanno senza avere mai messo piede in una redazione e quindi ci inseriremmo in un coro che non ci appartiene, un po' perchè insegnare giornalismo lo si fa in luoghi specifici che si chiamano Scuole di Giornalismo, essendo un mestiere a sè che richiede qualche esperienza nel settore come per esempio averlo insegnato quattro anni alla LUISS e cinque alla Scuola di Giornalismo dell'Università di Bologna, ovvero il top dell'offerta.

Una storia che ogni tanto viene fuori a proposito di giornalismo per esempio è quella sugli articoli non firmati. Qualcuno ciclicamente infatti se ne stupisce come se non avesse mai preso in mano un quotidiano o un settimanale. E' invece assolutamente normale non firmare gli articoli e le ragioni per cui questo può accadere possono essere tante ma rientrano nelle decisioni del caporedattore di turno o talvolta dello stesso redattore. Non è strano eppure a qualcuno - come dicevamo con scarsa esperienza di lettore - sembra strano, Dio sa perchè.

Ogni articolo infatti, firmato da un redattore o non firmato che sia, ha sempre e comunque un responsabile non solo giornalistico ma anche legale che si chiama direttore responsabile. Serve per tutelare il sistema sociale - visto che un giornale non è una bacheca nè il muro di un vespasiano dove chi passa ci attacca qualcosa - ma è un un sistema preciso e responsabile. Il direttore della testata ne risponde peraltro anche penalmente anche se appunto il pezzo fosse senza firma o invece con la firma di qualsiasi redattore o collaboratore che sia. Per radio e tv, come è altrettanto noto, vale la stessa cosa sia nei telegiornali che nei programmi di palinsesto.
Ciò detto, è bene mettere in chiaro un altro aspetto che a volte sembra non sia molto chiaro a qualcuno. La chiave di volta del giornalismo è la notizia che va acquisita in qualsiasi modo, verificata con attenzione - meglio con tre fonti, come si fa per il punto nave in mare - e poi diffusa. Se la notizia è vera si tratta di giornalismo. Se invece la notizia risulta falsa non lo è, anche se non si può escludere in certi casi la buona fede con relative scuse, smentite e provvedimenti interni. Un aspetto però che difficilmente si può applicare al giornalismo, quello vero, è il cui prodest. E' ovvio infatti come qualsiasi notizia finisca per favorire qualcuno e penalizzare qualcun'altro. Ogni notizia, ogni commento, ogni editoriale (che poi è la voce del direttore o di chi lui delega a questo) favorisce regolarmente qualcuno spesso imbarazzando qualcun'altro, ovviamente e rigorosamente a turno se si tratta di un buon giornale.

Dunque il cui prodest nel giornalismo - quello vero - non è facilmente applicabile. E' assolutamente ovvio quasi banale - roba da primo anno della laurea in giornalismo - per fare un esempio che il caso Watergate ha penalizzato Nixon favorendo i suoi avversari ma i due giornalisti hanno vinto lo stesso il Pulitzer perchè le notizie che hanno recuperato erano vere. Questo è valido per qualsiasi cosa in redazione, anche solo scegliere da parte del giornalista che segue lo sport, la politica o lo spettacolo quella notizia invece di un'altra o di intervistare X invece di Y, dandogli quella visibilità che a volte è da evitare peraltro come la peste. Un altro caso è la scelta delle notizie di prima pagina che sono e devono essere regolarmente a discrezione del responsabile di turno.

La differenza in ogni caso la fa sempre la notizia e la domanda dovrebbe essere sempre non a chi giova ma se è vera. Certo ci sono i giornali di regime, di parte o di partito che danno una sola verità ma sono entrambe tipologie facilmente riconoscibili. Il buon giornale non si spaventa infatti se la notizia fa il gioco di qualcuno il lunedì e un'altra notizia quello del suo peggior nemico il martedì perchè sa che è inevitabile che accada ma si tratta di effetti collaterali rispetto alla sua mission, quella di far conoscere e di cercare di spiegare con gli opinionisti la realtà quotidiana. La chiave, si può ripeterlo all'infinito è se la notizia è vera e significativa per chi in un giornale ha la responsabilità di deciderlo, sempre fatta salva professionalità e buona fede.

Un consiglio quindi. Se un giornale passa solo certe notizie, diffidare. Se boicotta per principio una parte invece di un'altra, se ha paura di sfidare i poteri forti o presunti tali, se si fa condizionare dal capobastone politico o no di turno, se ha paura di dare una notizia perchè potrebbe danneggiare o favorire qualcuno, quello non è giornalismo. Occorre anche considerare che non essendo appunto una bacheca, sono sempre necessarie e doverose scelte personali. Altro esempio, il caporedattore che si occupa della edizione quotidiana deve scegliere notizie e spazi da dedicare con una valutazione rigorosamente e rischiosamente al tempo stesso personale e professionale. Tanto per fare un esempio, quando venne arrestato l'amministratore della Baggina a Milano fu solo Montanelli sul suo giornale a riportarlo in prima pagina. Per tutti gli altri giornali, come si dice in questi casi, quattro righe in cronaca. Solo che da quell'arresto nacque da Tangentopoli con quel che segue. Il lettore infatti si può fidare di un giornale che gli confonde le idee, che da spazio una volta a Tizio e l'altra a Caio se c'è la notizia oppure no. Un buon giornale deve confondere le idee perchè le notizie, queste tracce di realtà, sono spesso confuse e confondenti.

Infine due parole sugli opinionisti e sugli editoriali, incentrati non sulla notizia ma su una analisi che si può condividere o no ma che ha l'obiettivo di far pensare i lettore. Lì la notizia è il pretesto per un ragionamento, una opinione basata su una esperienza e un curriculum qualificati e qualificanti. Se si legge, tanto per fare gli ultimi esempi, in un editoriale - come il sottoscritto ha scritto, ribadisce e ribadirà a vita - che è folle pensare per il sistema sammarinese di acquisire dall'estero nuovi clienti per le banche, quando si bloccano conti correnti per otto mesi, qualsiasi sia la ragione, oppure quando si consente di rendere pubblici i nomi di chi ha ottenuto finanziamenti dalle banche - che poi vendere danaro alla fine è il loro lavoro - ma che questi finanziamenti li ripaga onestamente e regolarmente; o infine se si legge che non ha senso mettere tetti demagogici agli stipendi di risorse chiave - una volta attestato e garantito che sono grandi professionisti e non amici di amici in cerca di stipendi ovviamente - se non si vuole avere risorse chiave di serie C, tutte queste sono opinioni non notizie che non vanno mai, mai, confuse insieme.

I fatti separati dalle opinioni sempre e comunque, regola d'oro del buon giornale. E comunque al centro di tutto per i veri giornalisti ci sono sempre quelle tracce di realtà ben verificate che sono le notizie, qualsiasi essi considerino tali.
cr