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Tumore al colon-retto: 49.000 casi in Italia nel 2019. L’esperto ci spiega come prevenirlo e i campanelli d’allarme per riconoscerlo

22 feb 2020
Giordano Beretta
Giordano Beretta

In Italia, nel 2019, i tumori del colon-retto hanno colpito circa 49.000 persone, ma si registra una diminuzione, conseguenza diretta dell’efficacia dei programmi di screening, attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci, che permettono di individuare in fase iniziale lesioni sospette. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica ha lanciato un appello alle Istituzioni affinchè il test di screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci, garantito oggi dal Servizio Sanitario dai 50 ai 69 anni, sia esteso fino ai 74 anni.

Benedetta de Mattei ha intervistato il prof. Giordano Beretta - Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo – per capire quali sono i campanelli d’allarme di questo tumore così diffuso e come prevenirlo.

Nel tumore al colon-retto lo screening è importantissimo, perché?
Lo screening è importantissimo perché consente di individuare precocemente oltre alle lesioni maligne anche quelle precancerose che possono essere asportate prima ancora che diventino tumore. Lo screening è infatti in grado di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima della trasformazione in neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti. Se individuiamo la neoplasia durante le prime fasi, possiamo intervenire tempestivamente e raggiungere i migliori risultati in termini di guarigione. Il problema fondamentale è che l’età media dei soggetti con tumore al colon è abbastanza alta, superiore ai 65anni, e per questo è importante che il test sia esteso anche agli over 70. In questo modo potremo salvare più vite. L’esame del sangue occulto è un test molto semplice da eseguire e permette di individuare i soggetti meritevoli di una colonscopia

Nel nostro Paese, vi sono però ancora nette differenze territoriali sia nell’adesione che nella copertura del test, che è in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. In particolare, al Nord e al centro la copertura è quasi completa (92% Nord, 95% Centro), il Sud invece è ancora sotto il 50%. Nette anche le discrepanze nell’adesione (52% al Nord, 35% al Centro e 24% al Sud).

A quali esami dobbiamo sottoporci e che età?
Lo screening prevede la ricerca del sangue occulto nelle feci, il test più diffuso, che va effettuato a partire dai 50 anni nei soggetti asintomatici e ripetuto ogni due anni. I soggetti che avessero un sangue occulto fecale positivo devono sottoporsi alla colonscopia.

Esiste poi una categoria di soggetti, che sono pazienti a rischio per cui può esserci indicazione ad effettuare una colonscopia ma in questi casi non siamo più nell’ambito dello screening ma della cosiddetta “sorveglianza”. Per screening si intende l’effettuazione di esami su tutta la popolazione asintomatica con fattori di rischio nella norma e questo viene fatto con il test del sangue occulto. Per sorveglianza si intende invece l’esecuzione di accertamenti in pazienti che abbiano fattori di rischio aumentati per qualunque motivo.
La colonscopia oltre ad essere uno strumento diagnostico è anche uno strumento terapeutico perché consente di togliere la lesione, addirittura ancor prima che diventi un tumore.

Quali sono i fattori di rischio nel tumore al colon-retto?
Dal punto di vista degli stili di vita i fattori di rischio sono l’alimentazione scorretta, il sovrappeso, il fumo, l’abuso di alcol e la scarsa attività fisica.
Per quanto riguarda invece i fattori di rischio personali, sono sicuramente importanti l’età, l’avere una malattia infiammatoria cronica intestinale, una familiarità importante o appartenere a quel piccolo sottogruppo di pazienti che hanno fattori di tipo ereditario, che però sono meno del 5%.

Quali sono i campanelli d’allarme a cui dobbiamo fare attenzione?
-Spesso il paziente può essere asintomatico ma possono esserci:
-Sangue nelle feci
-Dolori addominali non giustificati
-Modifica dell’attività intestinale (stitichezza o diarrea, spesso alternata)
-Modifica della forma delle feci
-Sensazione di svuotamento incompleto dell’intestino dopo l’evacuazione

Quale è il tasso di sopravvivenza oggi per questo tumore?
Il 65% dei pazienti, sia uomini che donne, colpiti da tumore al colon-retto è vivo a 5 anni dalla diagnosi. L’incidenza di questa neoplasia negli ultimi 5 anni è calata di circa l’8%, proprio perché vengono rimosse le lesioni precancerose e tra il 2014 e il 2019 in Italia il calo è stato di 2.800 diagnosi.

Oltre alla prevenzione quali sono consigli che vuole dare?
È fondamentale un’alimentazione equilibrata, la dieta mediterranea dovrebbe essere la migliore, evitando l’uso eccessivo di grassi. A mio avviso è bene inoltre evitare i cibi affumicati e la cottura alla brace. Il movimento e il mantenimento di un adeguato peso corporeo sono importantissimi.

Benedetta de Mattei