Il tumore del pancreas, che ha colpito la conduttrice televisiva Enrica Bonaccorti scomparsa a 76 anni, è considerato una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare in oncologia. In Italia si stimano ogni anno circa 13-14 mila nuovi casi. Secondo le stime citate dagli specialisti, nel 2024 le nuove diagnosi sono circa 13.585, con una distribuzione simile tra uomini e donne.
Il pancreas è una ghiandola situata tra stomaco e intestino con una doppia funzione: produce enzimi fondamentali per la digestione e ormoni, tra cui l’insulina, che regolano il metabolismo degli zuccheri nel sangue. I tumori che colpiscono questo organo possono svilupparsi in diverse aree della ghiandola e presentare caratteristiche biologiche differenti.
La forma più frequente è l’adenocarcinoma pancreatico duttale, che rappresenta circa il 90-95% dei casi e nasce dalle cellule che producono enzimi digestivi. Più rari sono invece i tumori neuroendocrini pancreatici, che originano dalle cellule che producono ormoni e in alcuni casi possono avere un decorso più lento.
Perché è difficile diagnosticarlo
Una delle principali criticità del tumore del pancreas è la diagnosi tardiva. “Non conosciamo nel dettaglio il caso di Enrica Bonaccorti – spiega all'Ansa Paolo Tralongo, presidente del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) –. Certo è che una delle principali criticità del tumore del pancreas è la difficoltà di riconoscerlo nelle fasi iniziali. I sintomi sono spesso poco specifici e possono comparire solo quando il tumore è già in fase avanzata”.
Anche Nicola Silvestris, segretario nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore dell’Oncologia medica dell’Irccs Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, sottolinea all'Adnkronos lo stesso aspetto: “Il tumore del pancreas resta una delle neoplasie più insidiose. Nelle fasi iniziali può non dare alcun segnale oppure manifestarsi con sintomi vaghi e poco specifici”.
I sintomi più frequenti
Proprio la difficoltà di individuare segnali precoci rende questa malattia particolarmente complessa da intercettare nelle fasi iniziali. Tra i sintomi più frequenti indicati dagli oncologi figurano:
- dolore addominale o alla schiena
- perdita di peso involontaria
- perdita di appetito
- stanchezza persistente
- ittero, cioè la colorazione gialla della pelle e degli occhi
Secondo Silvestris, quando la malattia diventa più evidente possono comparire anche altri segnali: “perdita di peso improvvisa, dolori addominali, difficoltà digestive, ittero, urine scure, feci chiare e, a volte, comparsa improvvisa di diabete”. In molti casi, però, quando i sintomi diventano più chiari la malattia è già in fase avanzata.
Quando è possibile operare
L’intervento chirurgico rappresenta la principale possibilità di trattamento con intento curativo, ma non sempre è praticabile. “Quando la malattia si manifesta in modo più evidente – osserva Silvestris – ha spesso già superato lo stadio in cui è possibile intervenire chirurgicamente, perché il tumore non è più resecabile”. Secondo gli specialisti, l’intervento è possibile soltanto nel 15-20% dei casi, proprio a causa della diagnosi tardiva. Per questo motivo, spiegano gli oncologi, è fondamentale una gestione multidisciplinare della malattia che integri chirurgia, oncologia medica, radioterapia e cure di supporto all’interno delle reti oncologiche regionali.
Le nuove terapie e la ricerca
Sul fronte terapeutico, la ricerca sta lavorando soprattutto sullo sviluppo di nuove terapie mirate e su strategie di trattamento combinate. “Ad oggi – precisa Silvestris – non disponiamo di molti target molecolari per farmaci a bersaglio specifico. L’unica eccezione riguarda i pazienti con mutazioni germinali dei geni Brca1 e Brca2”. Per questi pazienti l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha recentemente approvato la rimborsabilità di un farmaco della classe dei Parp-inibitori per i casi che non mostrano progressione dopo una prima linea di chemioterapia a base di platino. Un altro filone di ricerca riguarda i tumori operabili. Silvestris ricorda lo studio clinico “Cassandra”, coordinato da Michele Reni dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, nel quale un trattamento chemioterapico pre-operatorio (schema Paxg) ha mostrato un miglioramento della resecabilità dei tumori e della sopravvivenza libera da eventi.
Prevenzione e fattori di rischio
A differenza di altri tumori, per il tumore del pancreas non esistono programmi di screening per la popolazione generale. Sono previsti controlli specifici solo nelle forme ereditarie, che rappresentano circa il 5-10% dei casi e sono legate a mutazioni genetiche. In questi casi può essere indicata una sorveglianza con risonanza magnetica dell’addome o ecoendoscopia pancreatica. Secondo gli oncologi resta comunque fondamentale la prevenzione primaria. Tra i principali fattori di rischio indicati dagli specialisti ci sono:
- fumo di sigaretta
- obesità
- scarsa attività fisica
- consumo elevato di alcol
- dieta ricca di grassi saturi e povera di frutta e verdura
Proprio per la difficoltà di diagnosi precoce e per la complessità delle cure, gli oncologi sottolineano l’importanza di rafforzare la ricerca e la presa in carico dei pazienti all’interno di centri oncologici specializzati ad alto volume.