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"Uno strano dono" ospite di Libera, il giornalista Nico Piro presenta il suo ultimo libro a San Marino

L'inviato di guerra parla per la prima volta della sua disabilità

14 feb 2025
Sentiamo NIco Piro
Sentiamo NIco Piro

“Non volevo che fosse un libro su di me, volevo che fosse un libro che usava la   mia storia per parlare invece di un tema più grande, che è appunto quello del  diritto di cittadinanza della disabilità in questo Paese”.  È una visione moderna della disabilità, quella che emerge nel libro “Uno strano dono”  che l'inviato speciale Rai Nico Piro ha presentato a San Marino nella serata  organizzata da Libera. Un'occasione per parlare non di bisogni, ma di aspirazione  e (purtroppo) di pregiudizi, in dialogo con il presidente di Attivamente Mirko Tomassoni e lo psicologo Riccardo Venturini.

Famoso per i suoi reportage  dall'Afghanistan all'Ucraina, Piro riflette sul ruolo dell'informazione  che ha abolito il pensiero critico e viene sollecitato ad esprimersi sull'avvio   di un processo di pace che mette l'Europa all'angolo. “È un conflitto che non aveva via di uscita, si è capito da subito. L'Occidente ha usato questo conflitto per cercare di arrivare al bersaglio grosso, cioè all'implosione della Russia e di Putin. Non c'è riuscito e evidentemente  l'America ha altri interessi. Strategicamente è un interesse nell'Indopacifico, quindi verso la Cina e considera, tra virgolette, una distrazione. La grande tragedia è che per tre anni abbiamo messo al bando la pace e i pacifisti quando in realtà trattare, parlarsi sarebbe costato molto di meno. Una pace che sicuramente risponderà agli interessi americani, molto meno gli  interessi ucraini, meno ancora gli interessi europei”. 

Nell'introdurre la serata dedicata al tema disabilità, presente in sala anche al Segretario di Stato al Lavoro, Alessandro Bevitori, il punto sull'impegno del partito a partire dall'implementazione della legge sull'inserimento lavorativo, ma per fare cultura sociale su un argomento che ha poco appeal, serve il carisma delle storie.

Anche per questo, dopo 35 anni, il giornalista ha scelto di raccontare la sua. “L'idea di fondo è che la disabilità non è uno svantaggio ma può,  se vissuta in un certo modo, diventare invece un vantaggio. Perché dopo 35 anni?  Perché ci ho pensato a lungo e perché alla fine probabilmente erano maturi tempi,  cioè nessuno poteva dirmi che è una storia che è stata usata per costruire un percorso, invece arriva alla fine di un percorso. Perché in questo momento? Forse perché oggi più che mai ho passato una carriera a parlare di  degli ultimi della terra, o almeno a provarci, profughi, migranti, vittime dei  conflitti, ho detto forse è l'ora di dare voce a chi non ha voce a casa nostra, cioè a quei disabili che sono purtroppo ancora dei cittadini di seconda classe in questo Paese” ha concluso il giornalista.





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