Adesso.sm sulla sessione consiliare di gennaio

Adesso.sm sulla sessione consiliare di gennaio.
La seconda sessione Consigliare di Gennaio è giunta al giro di boa. Dopo i toni alti registrati nel comma comunicazioni sulle vicende legate alla giustizia e alla tutela della libertà di espressione di chi riveste la carica di Consigliere, i lavori si sono concentrati sulle Istanze di Arengo che hanno riportato il dibattito in un alveo sicuramente più costruttivo legato alla normale dialettica politica fra i gruppi consigliari.

Nel comma successivo – che prevedeva la votazione di una delibera per autorizzare la vendita di un immobile di proprietà della Ecc.ma Camera ad un privato cittadino – il Consiglio Grande e Generale (o quantomeno una parte di esso) è tornato a dare una dimostrazione di cosa significhi sacrificare la serietà dell’Organo Istituzionale più alto del nostro ordinamento sull’altare di miseri calcoli politici messi a punto ed attuati da piccoli uomini.

I fatti:
già da alcuni anni – ci riferiamo alla scorsa legislatura – sono stati individuati degli immobili di proprietà dell’Ecc.ma Camera che non rivestono per lo Stato alcun interesse strategico, sono quindi unicamente fonte di costi anche perché per renderli fruibili e/o fermarne il deperimento sarebbero necessari ingenti investimenti. Si è quindi - giustamente - pensato di venderli a prezzi congrui per consentire in primis un’entrata di denaro nelle casse dello Stato ed in secondo luogo di andare incontro alla volontà di concittadini che avessero manifestato interesse all’acquisto.
La procedura da seguire è stata regolamentata per via legislativa e prevedeva delle stime – esperite da tecnici – per la definizione della base d’asta e quindi l’indizione di aste pubbliche fra i soggetti che avessero manifestato interesse all’acquisto.
L’interesse per i beni immobili in questione è stato però al di sotto delle attese tanto che le aste sono andate quasi tutte deserte, eccezion fatta per l’immobile portato all’attenzione del C.G.G., un appartamento in località Cà Ragni nel Castello di Serravalle.
L’ultimo atto della lunga procedura, portata avanti con scrupolo e linearità dagli Uffici competenti, era la delibera del Consiglio Grande e Generale che, come sempre in caso di alienazioni di proprietà pubbliche, prevede una maggioranza qualificata di 39 voti favorevoli nella votazione.

In Aula sono intervenuti per dichiarare il voto favorevole i Gruppi Consiliari di: PSD, PSS, PDCS e tutta la maggioranza ha indicato il proprio favore al provvedimento. Teoricamente il quorum lo si sarebbe dovuto raggiungere tranquillamente ma al momento della votazione il “coup de théâtre” il gruppo consiliare di Rete chiede la votazione segreta e l’esito è il seguente: 30 voti a favore, 10 contrari, 4 astenuti non sufficienti per consentire alla delibera di essere adottata.
Al momento della votazione la maggioranza era presente in aula con 29 consiglieri e noi siamo certi – perché avremo mille difetti ma non siamo degli ipocriti - che i nostri voti sono andati nella direzione che avevamo dichiarato.

Ci si chiede allora dove siano la serietà e il senso di responsabilità di alcuni gruppi politici. Se non si è d’accordo su un provvedimento come questo, che non è un provvedimento che investe le coscienze su principi relativi ai massimi sistemi ma che è la naturale e logica conseguenza di un percorso portato avanti alla luce del sole e nel rispetto delle leggi, correttezza vorrebbe che lo si dichiarasse pubblicamente e non ci si nascondesse dietro la foglia di fico della votazione segreta chiesta unicamente per dare attuazione ad un piccolo disegno di piccoli personaggi che pur di creare ritardi e problemi – a scapito di singoli concittadini e del pubblico interesse - non hanno problemi a votare anonimamente esattamente il contrario di quanto dichiarato pubblicamente.

Adesso.sm

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